Accompagnato dall’inseparabile Melanie, che ha dato riprova della sua proverbiale gelosia inquietandosi con una giornalista che si era permessa di chiederle una sua opinione riguardo Rebecca Romijin Stamos, il macho latino per eccellenza, Antonio Banderas, mostra il lato del suo carattere più divertente e disponibile, ironizzando su ogni cosa, perfino su sè stesso. Votato a privilegiare la sua famiglia, Banderas si dice soddisfatto della sua carriera artistica piuttosto varia ed eclettica. Grazie ad attori come lui gli artisti ispanici di Hollywood si sono allontanati da quei clichès che li volevano sempre interpreti di ruoli criminosi, da narcotrafficante o gangster di quartiere. Oggi, a 34 anni, il bell’Antonio fa il punto della sua carriera, manifestando il desiderio della regia ed annunciando i film in fase di produzione.
La collaborazione tra te e Robert Rodriguez che è regista, produttore, direttore della fotografia, scenografo, montatore, supervisore agli effetti speciali, ingegnere del suono e compositore di Spy Kids 2, è iniziata all’epoca di Desperado. Come vi siete trovati?
Io e Robert ci siamo conosciuti ad Hollywood quando l’unica cosa che avevamo in comune era l’essere dei perfetti sconosciuti. La mia intenzione era quella di non stabilirmi negli States, ma di tornare appena possibile in Spagna. Robert mi propose di girare Desperado, che era il sequel di un altro film che lui aveva già fatto nel 1992, El Mariachi, poi abbiamo iniziato la serie Spy Kids grazie alla quale ho avuto modo di esprimere il mio lato comico.
Quest'anno sei stato presente sulla scena con ben quattro film. Giunto oramai a questo apice professionale, con quale criterio ti avvicini ad un nuovo copione e quali sono le motivazioni che ti spingono a selezionare questo o quel personaggio?
Secondo la loro originalità sicuramente. Per esempio ciò che rende originale la vicenda di Spy Kids è la mente cinematograficamente malata di Robert Rodriguez. Solitamente i film per bambini seguono degli schemi ben precisi, quello che mi piace dei film di Robert è che non ci sono "patterns", seguono un procedimento creativo assolutamente originale; per non parlare dell’atmosfera che c’è sul set quando lavori con lui: sembra di trovarsi in un parco giochi. Poi le scelte lavorative dipendono in secondo luogo dalla mia voglia di lavorare con un determinato attore o regista, come per Brian De Palma con il quale ho girato Femme Fatale. Io avevo apportato delle modifiche al mio personaggio, ma lui non me lo ha permesso e mi ha detto "se vuoi lavorare con me, questo è il tuo personaggio". Insomma non mi preoccupo tanto della mia carriera, arrivato a questo punto scelgo io i film da interpretare. Mi piace fare un po’ di tutto, dagli horror ai musical dai film d'azione alle commedie, se potessi usare una parola sola mi descriverei come un eclettico. Sto anche pensando di cimentarmi nell’esperienza della regia, ma non ho ancora trovato il coraggio di farlo, comunque ho ancora tempo.
Quanto conta per te la famiglia?
La famiglia è la cosa più importante della mia vita, sia quella che ho formato io con Melanie, sia quella che ho in Spagna, per me sono in ugual modo importanti.
Considerato ormai come un sex-symbol internazionale, Antonio Banderas viene cercato dove ci sia bisogno di un uomo dall’irresistibile fascino latino. Tu come ti consideri? Ti senti effettivamente un "macho"?
Mi sento un "macho", ma non sono un "machista" (maschilista) e la serie Spy Kids è un'ottima occasione per mettere in ridicolo alcuni miei aspetti. Se il mio personaggio richiede un atteggiamento da "macho", lo sottolineo, altrimenti sono solo me stesso.
Se non avessi fatto l’attore, quale credi sarebbe stata la tua occupazione?
Non saprei. Ho iniziato a recitare a 13 anni e quando si è così giovani non si ha la capacità di scegliere, ricordo solo che ero affascinato dagli attori di teatro e che desideravo essere come loro.
Ti piacerebbe che i tuoi figli seguissero la tua strada come quelli di Rodriguez che lo aiutano a realizzare i suoi film?
Non necessariamente. Certo loro hanno già questo desiderio, ma io li lascerò liberi di scegliere.
Quanto ha influito la tua origine spagnola per inserirti negli Stati Uniti?
Moltissimo. Da quando mi sono trasferito sono cambiato moltissimo in positivo. Di solito gli attori spagnoli venivano chiamati solo per girare parti da delinquente o da narcotrafficante, ma ora le cose sono molto cambiate. La comunità ispanica è foltissima e non solo nel mondo dello spettacolo, siamo circa trentacinque milioni: se tutti gli Ispanici che oggi vivono in California se ne andassero, quella stessa nazione collasserebbe. Nel cinema c’è Jennifer Lopez, Andy Garcia, Penelope Cruz, Alfonso Cuaron, Salma Hayek, lo stesso Rodriguez, tutti artisti di prestigio internazionale.
Cosa ci regalerai in futuro?
Il primo film che vedrete sarà Once Upon A Time in Mexico, il sequel di Desperado, sempre sotto la direzione di Robert Rodriguez, regista al quale mi sono ormai affezionato e con il quale mi sto accingendo ad iniziare anche Spy Kids 3. Oltre a questo sto preparando un altro film con Pedro Almodovar dal titolo ancora da definire, ma la storia sarà quella di un chirurgo plastico che ha una figlia di 15 anni la quale viene rapita e violentata da un bruto. Dopo il ricovero in un istituto psichiatrico della piccola, il padre si mette alla caccia del criminale, lo trova, lo rinchiude in una cantina e lo trasforma in una donna della quale poi s'innamora.
A proposito di Almodovar, cosa ne pensi della scelta dell’ Academy spagnola di lasciare fuori dalla selezione per gli Oscar il film Parla con lei?
Rispetto sicuramente la decisione dell’ Academy. La commissione è formata da molte persone e si dovrebbe andare a chiedere ad ognuno di loro il motivo per il quale non lo hanno votato.
di Alessio Sperati
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