Dopo “I Campioni Siamo Noi”, la fortunata antologia che celebrava i loro 20 anni di attività , gli Statuto tornano con un disco con brani tutti nuovi.
Prodotto da Carlo U.Rossi (produttore di Caparezza, Meg, Bandabardò e molti altri illustri nomi della scena rock italiana), il nuovo lavoro presenta 14 canzoni molto diverse l’una dall’altra seppur perfettamente in stile con i generi suonati dal gruppo fin dai loro inizi, spaziando dallo ska al rocksteady, dal soul al beat, con importante inserimento di archi ben arrangiati e alla solita potente sezione fiati che li contraddistingue da sempre.
Canzoni che troveranno facile presa sul pubblico, anche nei concerti, dimensione particolarmente adatta agli Statuto, sempre all’insegna di divertimento, coinvolgimento e impegno. Tanti i temi toccati dai testi; sempre presente l’amore per il calcio vero e non quello moderno (“Facci un Goal”) ed in particolare la predisposizione dei ritornelli a trasformarsi in cori da stadio, ambiente naturale per il gruppo, da sempre legati al mondo “ultrà” (come ribadito anche nel brano “Mentalità da strada”). C’è poi la denuncia allo strapotere della Fiat nella Torino dove gli Statuto non suoneranno più (“Il regno della mole”). Una scelta difficile per Granata come loro, che si sentono però obbligati a denunciare una situazione di monopolio delle attività cittadine che va avanti da tanti anni. Ecco perché gli Statuto espongono la bandiera della loro città sul palco di ogni loro concerto.
Questo disco prende il titolo da “Sempre”, brano che segna in qualche modo la discografia degli Statuto, che dopo oltre 20 di carriera pubblicano per la prima volta un brano “lento”.
C’è inoltre un po’ di satira politica (“L’onorevole”), una riuscita apparizione dei Gang, amici da una vita, con cui gli Statuto si sono divertiti a cantare un potenziale coro da “manifestazione” (“In Fabbrica”) e non per ultima “Un fiore nel cemento” ripercorre la storia degli Statuto attraverso la storia metropolitana di Piero “lo Skin”, amico scomparso di Oskar.
Una nota finale la merita “Torno a cantare”, testo che racconta la drammatica esperienza vissuta dal cantante oSKAr circa cinque anni fa, quando dopo la morte del Padre, perdeva l’uso della voce, sia per parlare che cantare, quasi per due anni, per motivi psicosomatici. Il modo migliore per celebrare il ritorno della voce è sicuramente una canzone.
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