Un giovane, un frate, una misteriosa cattedrale, una serie di raccapriccianti omicidi e di efferate violenze che gettano nell’angoscia e nel terrore gli abitanti di un piccolo borgo, sconvolgendone le esistenze. Cosa si nasconde nel passato di quel giovane? Qual è l’enigmatico e terribile Progetto che ha in mente e che a tutti i costi vuole realizzare? Seguimi! è il richiamo del protagonista a chiunque si appresti a leggere questa storia, in cui le memorie del passato e l’orrore del presente si inseguono a ritmo incalzante, senza sosta.
Uno psycho-horror in cui l’amore e l’odio si congiungono per dare origine ad un unico frutto:
la morte.
Diego Matteucci SEGUIMI!
Editrice Clinamen
Collana "Ogmios", 10
ISBN 88-8410-031-3
2002, pp. 163, cm. 12 x 20
Euro 14,90
Un Estratto dell’libro
I
Faccio fatica a scrivere. Ho le mani che mi tremano. Quel dannato portiere notturno”¦ dovrei ammazzarlo! Ma non posso farlo, non ancora.
Non so chi tu sia, ma se stai leggendo questi fogli probabilmente mi avrai cercato. Non ho nè amici nè parenti, e non so che cosa potrà rappresentare per te questo mio scritto. Un diario? Forse un testamento? Già , forse il testamento di una vecchia vita che sto abbandonando, per adempiere una convinzione che altri hanno sempre ritenuto un'utopia.
c’è una parte di me che dopo tanti anni finalmente si è risvegliata. Una parte che fino a due giorni fa non immaginavo nemmeno di possedere. Tutta colpa loro, di quegli stronzi che un giorno hanno deciso di sopprimere le mie idee!
Devo stare calmo, ormai loro fanno parte di un passato già morto.
Devo concentrarmi sul presente adesso, anche se questo comporta tornare a quei giorni.
Posso cominciare col dire che”¦
II
”¦ provava un desiderio e un'eccitazione indescrivibili al pensiero di tornare immediatamente tra quelle quattro mura infernali e poter adempiere alla sua missione.
Si trovava in quella camera d'albergo, sotto la fioca luce di un piccolo lampadario. Stava seduto ad un vecchio tavolo di legno. Immagini e sensazioni degli ultimi due giorni si inseguivano frenetiche davanti ai suoi occhi e dentro la sua anima, e lui cercava di metterle tutte per iscritto. Ma non era facile, perché tante cose erano successe in un lasso di tempo così breve da quando era tornato al suo paese; tante cose aveva visto e tante ne aveva riviste.
Ordine! s'impose mentalmente. Calma e ordine!
Tutto poteva essere fatto risalire a quella notte serena di quasi due giorni prima. Anche se il vero inizio andava molto, molto più indietro nel tempo.
III
Si trovava a camminare per le strade di quel borgo antico. Tra quei vicoli ciottolati, quelle case medioevali, quelle piccole finestre sbarrate con graticci di metallo lavorati in intricati ghirigori, dai cui vetri opachi filtravano luci soffuse.
Dalla strada principale si scorgeva, a est, il mare e il cielo che lentamente si tingeva di scuro tra lo scintillio delle prime stelle che nascevano, mentre a ovest, stupende colline si stagliavano dolci verso l’affascinante spegnersi del sole in un tramonto di porpora.
La cattedrale poggiava le sue fondamenta sulla collina più alta, con il grande portale rivolto verso il borgo. Durante gli anni della sua fanciullezza, innumerevoli e tenebrose fantasie gli riempivano la mente alla sua sola vista. Ma erano passati molti anni, e ora non poteva che rimanere affascinato da quelle sinuose arcate gotiche, da quei finestroni dai vetri colorati, dal suo portale in solido legno, in cui spiccava in rilievo un'antica simbologia, il cui significato era a lui ignoto.
Era tornato al suo paese natio da pochi giorni ed aveva appreso da un vecchio del posto che la cattedrale era già sconsacrata ai tempi dei suoi nonni, e che ora vi abitava solo un frate, il quale si prendeva cura di qualche occasionale riparazione. Strane voci giravano attorno alla figura di quest'uomo. Si diceva che di giorno si aggirasse nel bosco vicino alla cattedrale, era raro vederlo scendere al paese. Di notte però, era chiara la sua presenza all’interno dell’antica chiesa, perché dai finestroni fuoriuscivano deboli ma inconfondibili bagliori tremolanti di candele.
Quell’indimenticabile notte si era ritrovato a percorrere la piccola strada sterrata che portava alla collina più alta, forse perché era stato attirato dall’improvviso chiarore che era filtrato attraverso i vetri colorati. Dieci finestroni illuminati contemporaneamente, come se tutte le candele fossero state accese nello stesso istante. E come poteva farlo un uomo solo? Certo, potevano essere tutte luci artificiali, ma lui aveva dei seri dubbi in proposito, perché non vedeva alcun cavo elettrico arrivare alla cattedrale.
Continuò ad avanzare, curioso di discuterne con quell’irreperibile frate. Voleva saperne di più anche riguardo la storia della cattedrale. A quale epoca risaliva, chi l’aveva costruita, per quale motivo era stata sconsacrata. Erano tutti misteri che lui voleva sviscerare, e questo perché aveva voglia di dare una spinta alla sua vita, che fino a quel momento riteneva essere stata un po’ monotona. Era quasi un trentenne tutto casa e ufficio, senza nessuna figura femminile che si prendesse cura di lui, o che almeno si prendesse cura della sua casa. Ma lui certo non permetteva a se stesso di lamentarsi: era già un ragazzo indipendente da quando, una decina di anni prima, aveva perso i genitori.
Avvolto da questi pensieri era giunto in un punto dove un tempo doveva essersi eretto un grande cancello: erano rimasti due alti pilastri in grossi e vecchi mattoni, al cui interno erano ancora visibili antichi cardini arrugginiti. La facciata della cattedrale giganteggiava ad un centinaio di metri da lì. Un lungo viale lastricato, accompagnato da alti siepi ai suoi lati, arrivava quasi fino ai suoi piedi.
Come il suo corpo attraversò l’immaginario cancello e il suo piede sinistro si posò sul primo lastrone di pietra, un gelido soffio di vento gli fece accapponare la pelle. Si fermò. La brezza persisteva e sembrava provenire dalla cattedrale, come se quest'ultima volesse farlo tornare indietro sui propri passi.
Ebbe soltanto un paio di secondi di esitazione, mentre strani pensieri gli attraversavano la mente; poi, una strana forza interiore lo fece proseguire nei suoi propositi e, pian piano, anche il vento andò scemando.
Camminava lentamente e i passi sulla pietra nuda risuonavano ovattati. Il viale era largo circa un metro e mezzo; le siepi s'innalzavano attorno a lui soffocandogli quasi il respiro. In più, cominciò ad avvertire uno strano odore, come quello di stanze piene di polvere chiuse da anni.
Cercò di immaginare che razza di giardino potesse celarsi dietro a quelle alte barriere di vegetazione: in paese si diceva che vi fossero disseminate innumerevoli statue, raffiguranti forse antichi re o cavalieri. Un lieve fruscio sulla sinistra lo fece girare, interrompendo il suo cammino. Stette ad ascoltare qualche secondo, aspettandosi di veder sbucare un animaletto notturno; ma non successe niente.
Si guardò alle spalle e poi di fronte: doveva aver percorso una ventina di metri. Non era nemmeno a metà viale, tuttavia si trovava già a pensare al motivo stupido per cui si trovava lì. Sembrava che la cattedrale lo stesse sfidando, con quei bagliori tremolanti di svariati colori che fuoriuscivano da quei finestroni, i quali, ora più che mai, simili a tanti occhi che osservavano attentamente il suo procedere. Non c'era dubbio: provava ora una certa soggezione verso quel luogo così arcano. E se fosse tornato l’indomani mattina? Avrebbe incontrato il frate di giorno, magari lo avrebbe trovato intento a pregare
(la cattedrale è sconsacrata)
o comunque occupato in mansioni che non richiedessero necessariamente le tenebre per essere adempiute. Ma ormai era lì, e non era più un bambino.
Ricominciò a camminare, curante solo del fatto che lui era lì in cerca di risposte, senza pensare a stupide leggende paesane. Tuttavia, l’odore che aveva sentito poco prima andava ora peggiorando, come se qualcosa nelle vicinanze si stesse decomponendo.
Si era di nuovo alzata la gelida brezza proveniente questa volta da ogni direzione.
Fruscio sulla destra. Lo stesso rumore di prima, ma più nitido.
Fruscio sulla sinistra. Girò immediatamente la testa da quella parte, con gli occhi sbarrati. Aveva accelerato il passo. Mancavano solo cinquanta metri al grande portone della cattedrale.
Ma che sto facendo? Riflettè a quel punto.
Aveva forse paura che qualche strano essere notturno lo stesse seguendo?
Ancora il rumore sulla destra, ma questa volta non durò solo pochi secondi; persisteva nel tempo. Una porzione della siepe a livello del terreno si agitava freneticamente. Un respiro affannoso proveniva dall’altra parte dell’alta vegetazione.
Ora basta! Si disse e si fermò. In quel momento vide un piccolo varco di circa trenta centimetri di larghezza vicino ai suoi piedi tra la siepe e il terreno, e quel continuo fruscio proveniva proprio da lì. Si abbassò per osservare meglio, ma il rumore cessò in quell’istante. Ancor di più la sua curiosità lo spinse ad avvicinare gli occhi a quel buco, ma si ritrasse quasi immediatamente, sopraffatto da quell’odore di putrefazione che aveva avvertito poco prima. Aspettò qualche secondo. Ma che cavolo c’è lì dietro?
Quando riportò gli occhi su quel varco, stava ad osservarlo la spaventosa testa di un cane a denti digrignati, dalla cui bocca colava della bava bianca.
Le sue ginocchia cedettero e indietreggiò spaventato con le mani dietro la schiena, annaspando forsennato con i piedi, mentre strascicava il fondo dei pantaloni sul lastricato ruvido. Girò il busto per potersi rialzare, ma dall’altra parte stava ad osservarlo minaccioso un altro cane.
Si girò ancora, con il respiro reso pesante dalla paura, ma lì seduto c'era quello di cui poco prima aveva visto solo la testa nel varco della siepe.
Solo un pensiero: è impossibile! Poi una poderosa scarica di adrenalina gli diede la forza per rimettersi in piedi, ma cominciò a correre con tanta foga che cadde a terra sbattendo la testa.
Si rialzò in meno di un secondo, avvertendo un piccolo rivolo di sangue che gli colava sulla guancia sinistra. Prese a correre disperatamente verso il portale della cattedrale, avvertendo sulle caviglie l’alito caldo dei due”¦ lupi! Sì, certo, erano dei lupi!
Aveva il fiato corto, il cuore gli pulsava forsennato nel petto. Forza! Ancora pochi metri! Quelle mura, che ora gli apparivano così lugubri, erano per lui l’unica salvezza da una morte quasi sicura. Sperava soltanto che il portale che stava per raggiungere fosse aperto; in caso contrario”¦ non voleva nemmeno pensare alle alternative.
Stava già salendo la grande scalinata e i suoi occhi mettevano a fuoco strane figure scolpite sui gradoni, quando, come se qualcuno avesse percepito i suoi pensieri, il portale cominciò lentamente ad aprirsi, producendo un cigolio insopportabile; vi fuoriusciva un inquietante bagliore arancione.
Ormai sulla soglia, si gettò letteralmente all’interno della cattedrale. Si ritrovò sulla pancia a scivolare su di una superficie di marmo liscia e gelida. Quando si fermò fece leva sulla mani e si voltò per guardare attraverso il portale semiaperto: soltanto il viale e le siepi avvolti dalle tenebre; dei lupi, nessuna traccia.
Un accordo assordante gli esplose alle spalle. Si voltò: un altare di marmo finemente rifinito stava su di un rialto al centro di una vastità colossale, invasa in maggior parte dalle innumerevoli e lunghissime canne di un organo da chiesa da cui proveniva quel tetro frastuono.
Al di sopra dello strumento musicale c'era un rosone di circa due metri di diametro,
(ma non è dalla parte sbagliata?)
raffigurante la stessa identica simbologia riportata sul portale.
Il suono si spense di colpo.
Con un'eco infinita risuonò l’assordante sbattere del portale che veniva richiuso.
Si voltò all’istante, scorgendo sull’uscio i due lupi seduti a fianco di una persona che portava una tonaca marrone stretta alla cintola da un cordone bianco.
"Non a tutti è permesso entrare qui", disse con voce roca il frate con la testa di un lupo.
E poi, le tenebre.
Copyright -© 2002 Editrice Clinamen
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