«La prima volta al cinema quand’ero ancora bimbo. Ora ballo, canto e imito»

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Milano: (di Franco Presicci) - Claudiano, lei canta, balla, suona, imita i personaggi del cinema più in voga, soprattutto nel suo Paese ha fatto tanta radio e tanta televisione, è apprezzato anche da noi, può essere contento del suo "curriculum".


«Sì, sono contento. Contento soprattutto di aver conosciuto tante persone e di esserne diventato amico, come Enrico Simonetti, con il quale ho anche cantato in un locale alla moda di Alassio; Ruggero Jacobbi, Adolfo Celi...».


Ha voglia di parlare dei suoi primi passi?


«La mia famiglia era povera, ma quella in cui sono cresciuto era abbiente e mi portava spesso al cinema. Avevo 4 anni quando ci andai la prima volta. Vidi il film con Greta Garbo, Betty Davis... e mi ritrovai fanatico del cinematografo. A casa imitavo gli interpreti che mi colpivano di più, come Robert Taylor. Il mio forte era Paul Muni, il protagonista di "Scarface". Quando assistetti alla proiezione a un film con Fred Astaire mi innamorai della danza e lui divenne il mio idolo. Intanto la mia voce cresceva: a 9 anni andava molto meglio. Mi esibivo nelle ore del dilettante alla radio. A 19 anni la mia prima apparizione in palcoscenico».


Studiava molto?


«Sì.. Comperavo libri usati».


l’amore?


«A 21 anni conobbi Julia, una pittrice belga. Era ebrea e durante la guerra si era rifugiata in Brasile. Per sfuggire ai tedeschi si era lanciata da una finestra, dall’altezza di due metri. La incontrai in un bar, frequentato anche Vinicios De Moraes. Un amore spirituale più che carnale. Poi sono andato a Parigi e lei veniva a trovarmi. Non ho più amato. Lei mi è rimasta nel cuore».


A Parigi avevo molti amici?


«Sì, Aznavour, Simon Signoret, Yves Montand... Li incontravo al Caffè Flore. Simon era con me molto cordiale, aveva un carattere aperto, era gentile».


Con alcuni di loro ha lavorato?


«Sì, anche con Josèphine Baker».


Quanto tempo è stato a Parigi?


«Sei anni. Poi ho fatto due serate a Saint Vincent con il balletto "La Brasiliana'" e sono venuto a Milano, ospite del Carcano. Era il '58; e facevo lo show-man come Sammy Davis junior. Sono uno di quelli che hanno portato la musica brasiliana in questa adorabile città, dove ero arrivato per allargare il repertorio».


Ed è stato colto da un colpo di fulmine.


«Proprio così. Passeggiavo in Galleria, sono sbucato in piazza del Duomo e mi sono trovato davanti a questo monumento stupendo, che è la cattedrale. I ... 'ho ammirato estasiato. Mi sentivo come se il sole entrasse dentro di me».



C'è un luogo di Milano che le ricordi la sua terra?


«Non c'è, perché Milano è personale, come personale è Rio de Janeiro. Hanno entrambi la propria personalità».



E uno preferito per le sue passeggiate?


«Il Parco Sempione, d'estate. Mi porto sempre con me un libro da leggere. Lo preferisco perché m'infastidisce la folla (non certo a teatro). In giro il sabato ce n'è davvero troppa».



Come ricorda la Milano di una volta?


«Negli anni '60 era più tranquilla, più sicura. Oggi non lo è più. Non per colpa dei milanesi, ma dell’immigrazione massiccia. lo sono stato rapinato più volte e ho paura di rientrare a casa di sera. Da 6 mesi non vado più al cinema».



Dove ha conosciuto Giovanni D'Anzi?


«In Galleria del Corso, dove si aprivano tante sale di prova e case discografiche. le Messaggerie Musicali, la Carosello... In ascensore ti potervi trovare gomito a gomito con Modugno, la Berti, Johnny Dorelli, Tony Renis, la Caselli, il maestro Vittorio Mascheroni. Ricordo anche Ornella Vanoni, che era un pò spigolosa»


di Franco Presicci

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