L’innovazione nel sociale.
L’innovazione è fondamentale per il successo e la sopravvivenza di ogni attività per gli amatori, i dilettanti e i professionisti d’ogni settore, dal casalingo al manageriale d’azienda.
Ma, cos’è l’innovazione?
In breve, innovare significa: introdurre nuove idee, metodi o soluzioni.
Ad esempio, nello Sport?
Prendo spunto da ciò a cui stiamo assistendo a Parigi 2024 perché ha dell’incredibile; questo perché è inopinabile che il mondo non è preparato a questa nuova-vecchia contingenza di "svincolo sociale".
Questo voler "stare svegli" nei confronti delle ingiustizie sociali o razziali ha preso una brutta piega come la metodologia comunicativa dell’universo che, ad esempio, oltre la scienza che avanza, racchiude una vasta gamma di orientamenti sessuali e identità di genere non binarie.
Il mondo che, apparentemente, gira solo sull’affrancamento dell’orientamento sessuale, in secondo piano la salute, il lavoro, la qualità della vita e poi il resto…!
Una piccola panoramica sull’argomento.
Questa comunità del riscatto che oggi avanza è nata in Germania nel 1897 (sì, nel 1897), fu fondata da un ristretto gruppo di intellettuali e oggi racchiude un numero sempre maggiore di minoranze identitarie ed è stato preso alla leggera ma, questa trasformazione sociale ha una voce consistente, supportata a senso unico da una politica che, seppur mediocre, ne finanzia arbitrariamente la voce; tuttavia, come stiamo percependo, in realtà questa congiuntura di mondi rappresenta una nota rilevante per l’attenzione odierna che vede una nuovo piano di crescita e sviluppo dal 2000, quando i governi di alcuni Paesi del mondo iniziarono a porsi il serio problema legale del riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali.
Si parte da qui.
C’è un’evoluzione piuttosto veloce nel cambiamento sociale dal 2000 e l’acronimo utilizzato in tutto il mondo per definire il movimento viene spesso impiegato con una certa approssimazione e anche in modo integralmente impreciso.
Anche dagli addetti i lavori.
Volersi liberare dalle catene incatenandosi non lo trovo molto intraprendente, tuttavia, “De gustibus non est disputandum”…
Non affrontare il problema sul piano politico con chiara intelligenza e sereno intelletto significa arrivare quotidianamente allo scontro, tanto è vero che stiamo affrontando con estrema difficoltà, ad esempio, il dare una qualunque notizia -per semplice che sia- senza più offendere qualcuno.
Sappiamo che è inaccettabile -ancor prima che inammissibile- la censura ma questo è il frutto avvelenato della politica d’opposizione che spinge il treno in un modo sbagliato, in difesa dicono (ma solo per profitto), di un movimento che di difesa non necessita per sua natura propria.
Le donne si truccano: oggi è offesa.
Si usa un lei al posto di un lui (o viceversa): oggi è offesa.
Sostantivo “Architetto” per una donna: oggi è offesa.
Eppure architetta è il femminile di architetto, così come ingegnera è il femminile di ingegnere.
Ciò che non esiste nella lingua italiana è invece il neutro, il neutro è escluso (qualcuno farà ricorso all’esclusione del neutro, è sicuro).
È importante sottolineare però che, sia “architetto” che “architetta” sono termini corretti e accettati per indicare una persona che ha studiato architettura e svolge questa professione a meno che non si senta offeso l’architetto con la “a”, oppure offesa l’architetta con la “o”.
Il desiderio comune di voler essere “normali” seppur estroversi in questa società multimediatico-etnico-colorsociale oggi non sta bene a molti perché il concetto di “linguaggio di genere” si concentra sulla consapevolezza -e sull’adozione sistematica- di termini e strutture linguistiche che rispettino e riflettano la diversità di identità di genere e promuovano l’inclusione di tutte le persone.
Insomma, si trova ogni appiglio per lo scontro da ambo le parti perché a monte la comunicazione è stata lasciata in mano ai provocatori del disagio e non ai professionisti del settore.
Non basta creare una pagina Facebook o un profilo X per riuscire nell’intento desiderato, spesso si ottiene il contrario perfetto.
Eh sì, perché credo sia chiaro che ci sono le opposte fazioni in questa bagarre interculturale altrimenti non staremmo qui a descriverne le sfaccettature.
Diritti si, diritti no, morale si, morale no …
Questo esasperare la semplicità della normalità è pretestuoso quanto strumentale e una certa politica, come già detto, ci guadagna, d'altronde, è sempre stato così: “Divide et impera”.
Dividi e comanda è una locuzione latina secondo cui un’autorità (qualsiasi) può più efficacemente controllare -e quindi governare- un popolo con il dividerlo in più parti, provocando rivalità e spronando dissensi al suo interno affinché sia distratto e non coeso.
L’arma moderna della divisione è il contrasto alla normalità intesa come male del secolo, quale impedimento ai diritti, la normalità quindi, oggi, è disegnata coem l’ostacolo ai diritti!
Al bando la normalità!
Dobbiamo combattere la normalità, questa è la mission.
Nulla di più sbagliato.
Ma cos’è la normalità?
Chi è normale?
Dunque, non è poi così difficile rispondere perchè la normalità è semplicemente la condizione di ciò che è -o che si ritiene- normale, cioè: regolare e consueto, non eccezionale.
L’ essere gay, lesbica o altro non è nulla di eccezionale perché per il mondo, tutto ciò è già normale e consueto da tanto tempo, suppergiù …da sempre!
Dov’è l’eccezionalità?
Dov’è la notizia?
Ripetiamolo, il sessuologo tedesco Magnus Hirschfeld nel 1897 fondò a Berlino il movimento Wissenschaftlich-Humanitäres Komitee (il primo gruppo organizzato della storia del movimento omosessuale), quindi, non mi sembra sia così ”recente o innovativo” il portarsi a letto persone dello stesso sesso tanto da doverlo considerare un qualcosa di così “eccezionale” …
Dalla fine dell’800 ricordiamo gli Artisti contemporanei Pier Paolo Pasolini, Oscar Wilde, Virginia Woolf, Andrè Gide, Arthur Rimbaud, Paul Verlaine, Marguerite Yourcenar, Patricia HighsmithGertrude Stein … per citarne alcuni.
Se poi volessimo fare un balzo all’indietro nella storia dovremmo partire dall’antica Grecia con Achille e Patroclo nell’800 a.C. (due uomini legati da un profondo legame emotivo anche se non esplicitamente sessuale) per poi passare per Alessandro III di Macedonia, ovvero Alessandro Magno.
Tuttavia, potremmo andare a ritroso fino al 371 a.C. e citare ad esempio i Tebani che credevano che i guerrieri gay combattessero meglio per impressionare e difendere i loro amanti!
La “Sacred Band“ era un'unità militare d'élite di Tebe composta da 150 coppie gay, 300 soldati pronti a tutto.
Nella battaglia di Leuttra nel 371 a.C., questi 300 guerrieri omosessuali guidarono l'esercito Tebano contro l'esercito Spartano e vinsero e distrussero il controllo spartano della Grecia.
Sembra incredibile eppure questa è la storia pura e semplice, basta leggerla, non è difficile, in rete ormai si trova di tutto.
Personalmente non mi scandalizza né suscita un qualsivoglia “cattivo esempio” l’omosessualità perché la coscienza e la cultura, che fortunatamente fanno parte del mio bagaglio vitae, non danno libero accesso a chissà quale “scandalo” se c’è un qualcosa di diverso dal mio modo di vivere e vedere, a me piace il vino rosé ma c’è a chi non piace, questa scelta non è una rivalsa dell’uno contro l’altro per la prevalsa dei propri gusti.
Quindi, volendo ribadire il concetto di base, il contrasto, la bagarre, la rissa mediatica sulla questione, è solo una faccenda di giusto messaggio e di cultura e non di discriminazione sessuale.
Se l’omosessualità è parte del “sistema essere umano”, se, come abbiamo letto, l’omosessualità esiste nella storia antica e in quella “moderna” -che oggi ne rivendica a gran voce la normale esteriorità- allora, mi chiedo, cosa c’è stato “nel mezzo” ad oscurarla, coprirla, insabbiarla e demonizzarla fino a lasciarla nel dimenticatoio per così tanto tempo?
Dalla storia antica a quella moderna c’è un “buco nero” che ha demonizzato non solo l’omosessualità ma anche la magia, la scienza, la massoneria in un “oscurantismo” che ha imposto ed esteso una sistematica pregiudiziale e netta “opposizione al progresso” attraverso la messa in discussione di tutte le teorie e le idee innovative nonché, la limitazione della propagazione della conoscenza oltre certi limiti fino ad allora imposti!
Mi sono messo a studiare e alla fine una risposta “decorosa” e "coincidente" l’ho trovata.
Eh sì, siamo sempre lì, siamo nel periodo più affascinante e maledetto dell’essere umano: il Medioevo!
Nel Medioevo la posizione nei confronti dell'omosessualità fu chiara e condannata come “reato grave contro Dio” addirittura con la pena di morte (così come già messa al bando dagli Imperatori romani del tardo antico, ovviamente quelli convertiti al cristianesimo).
Nondimeno però, prima del XII secolo sembra che l’omosessualità fosse “tollerata” nonostante gli standard dei proclami ufficiali dell’epoca.
Secondo lo storico John Boswell (storico statunitense, professore presso l'Università Yale), la visione della società, della legislazione civile, della Chiesa cattolica e del diritto canonico nei confronti dell'omosessualità si diversificò nel corso del Medioevo fino all’oscurantismo.
Però dev’esserci stato “un qualcosa” nel Medioevo che ha scatenato la caccia alle streghe “omosessuali” oltre che alle streghe classiche e al progresso.
Ma cosa?
Chi?
Perché?
Nel Medioevo non esisteva un termine specifico per gli omosessuali così come lo intendiamo oggi, comunque sia, alcune espressioni usate per descrivere “relazioni tra persone dello stesso sesso” includevano ad esempio: “amici speciali”, “compagni di letto” o “fratelli spirituali” e questi termini spesso nascondevano la natura delle relazioni che, si legge a chiare note, non erano apertamente riconosciuti come “indicativi” di un preciso orientamento sessuale.
Credetemi sulla parola scritta, ho studiato mesi e mesi il fenomeno Medioevale dell’oscurantismo omosessuale alla ricerca di un motivo -o più motivi-, una causa, una scusa, un qualcosa che potesse farmi comprendere perché in oltre 2000 anni di storia comune -e tutto alla luce del sole- ad un certo punto, nel metà del cammino storico della specie umana, la magia è diventata il male, l’omosessualità è diventata il male, il colore della pelle più scuro del “normale(?)” è diventato un male, l’alcool è diventato un male, anche i caffè, il cannabis è diventato un male e ancora la scienza, il progresso e la libertà … insomma dall’oggi al domani qualcosa che esiste, ed è di uso comune e quotidiano l’indomani diventa il male assoluto come ad esempio l’olio di palma, fino a ieri venerato perché economico con altissime performance e che mantiene a lungo le sue proprietà e oggi demonizzato su tutta la linea perché, si legge: ha effetti negativi sulla salute e sull’ambiente, sul modello dell’Eternit (che invece ci trova tutti daccordo!)
Non basta più che ci dicano: è sbagliato, è cattivo, oggi vogliamo sapere perché!
Alla fine della mia ricerca forse ho centrato il problema, al centro c’è la demonizzazione che priva l’umanità della filosofia posta in essere da un manipolo di integralisti che, dalla sedia del potere dell’epoca emisero e perpetuarono il giudizio negativo assolutistico sulla “Scolastica” realizzato dai pensatori dell’Umanesimo.
Va detto che il carattere fondamentale della filosofia “Scolastica” consisteva nell'illustrare -e difendere- le verità di fede con l'uso della ragione verso la quale si sostentava un’espressione positiva, non negativa ma, l’intenzione positiva, a quanto pare, non fu sufficiente.
A tal fine essa privilegiò la sistematizzazione del sapere già esistente rispetto all'elaborazione di nuove conoscenze ma, evidentemente, agli integralisti dell’epoca questo concetto “innovativo” fede+ragione non andava bene poiché avrebbe nutrito il popolo con nozioni che li avrebbe liberati dalle catene del dogma assoluto che, come fede: eleva la ragione e non il contrario, dissero!
Umanisti degni di nota di quel periodo furono il teologo olandese Erasmo da Rotterdam, l'autore inglese -e Santo- Tommaso Moro, lo scrittore francese François Rabelais, il poeta italiano Francesco Petrarca e l'accademico italiano Giovanni Pico della Mirandola che furono surclassati dal pensiero di Tommaso d’Aquino il quale sosteneva che l'uomo effettivamente conosce il mondo attraverso la ricerca filosofica fondata sulla ragione, tuttavia, tale conoscenza, può essere priva di errori: “solo se supportata dalla rivelazione divina” e quindi la fede non si sostituisce mai alla ragione ma, come già detto, eleva quest'ultima alla certezza e alla perfezione.
Questa fu la virgola che ha modificato, di fatto, le sorti progressiste e culturali del mondo intero!
Dalla luce si è passati al buio, in un istante.
Quando qualcosa ha a che fare con il demonio in qualche modo c’entra sempre la Chiesa che, non ha mai sottovalutato la gravità del “pericolo modernista” del quale pochissimi “interni” più innovatori ne hanno permesso la sopravvivenza, di fatto, poi tutti “stanati” e costretti a prestare il “giuramento antimodernista” a partire dal suddiaconato (il primo degli ordini sacri maggiori) e che rappresenta tuttora un riassunto della dottrina cattolica e degli “errori modernisti in esso condannati” ...
Nel Medioevo, quindi, fu la chiesa cristiana integralista ad assumere “totalmente” il compito della trasmissione della cultura e dell’istruzione alla popolazione che continuò ad essere piegata all’asserto, nessuno spiraglio di libertà mentale né fisico.
L’educazione sociale, quindi, si fondava solo su contenuti religiosi e precetti morali ristretti e il ruolo della chiesa nel Medioevo fu assolutistico e centrale nel “controllo” della società, in fase di uno sviluppo esclusivamente ammaestrato alla paura, al timore, alla passione e all’obbedienza incondizionata.
Per comprendere la chiesa nel Medioevo dovremmo applicarci seriamente e studiare la storia dall'Impero romano al Grande Scisma tra Roma e Avignone passando per la genesi delle istituzioni ecclesiastiche, impossibile però, da analizzare in un solo saggio.
Ed ecco che tornando a noi ho scoperto che l’oscurantismo nei confronti dell’omosessualità nel corso della storia ha radici complesse e numerose motivazioni, non una sola diretta causa ma più cause, tuttavia, nel contesto del Medioevo ci sono alcune ragioni principali che sono la base del periodo buio pesto che oggi il “movimento” vuole depennare con la forza del colore credendo erroneamente che i tempi siano maturi.
L’Influenza religiosa, quindi, fu motivo scatenante l’oblio perché la chiesa cattolica esercitava un’enorme influenza sulla società medievale.
La sua dottrina considerava l’omosessualità un peccato grave e contro natura e, di conseguenza, la chiesa promuoveva l’intolleranza e la repressione nei confronti delle relazioni omosessuali.
Poi per effetto le norme sociali riflettevano i soli valori religiosi e culturali dell’epoca e l’omosessualità, considerata un crimine contro Dio e la natura stessa per la religione, fu stigmatizzata quale crimine anche per la legge degli uomini.
Le pene includevano le multe, l’esilio e addirittura la morte, con questo gravoso binomio l’omosessualità non ha avuto scampo!
E poi, a condimento di tutto l’ignoranza e la paura (subito dopo la dottrina e la legge), hanno permesso l’assenza di una comprensione scientifica dell’orientamento sessuale dell’essere umano per cui la demonizzazione senza spiegazioni ha avuto la meglio sulla ragione.
L’omosessualità era vista come un comportamento deviante o una minaccia alla stabilità sociale e la mancanza di conoscenza porta inesorabilmente a pregiudizi, tabù, discriminazione e separazione.
Nella storia della chiesa cattolica, la repressione della pedofilia nella storia, ci porta, per logica a pensare e credere che il problema fosse fin troppo reale, trascinatosi dalla morale “tardo pagana” a sua volta retaggio dell’epoca romana dell’età repubblicana.
Di conseguenza all’eredità prese piede la stigmatizzazione sociale.
Ed era scontato, gli individui omosessuali furono emarginati, essi temevano il giudizio sociale financo le punizioni severe (come la morte), quindi si scelse l’oblio, la segretezza era necessaria per sopravvivere e questo contribuiva all’oscurantismo.
Immaginate per un istante il contrario, l’eterosessualità al bando e l’omosessualità spinta e motivata fin dal Medioevo quale unica sessualità accettata, immaginate di essere dall’altra parte dalla barricata, immaginiamo di essere noi i perseguitati, derisi, umiliati e isolati a causa della nostra sessualità.
Oggi cosa faremmo di così tanto diverso da chi sopporta da secoli una strana oppressione che si lega al retaggio del contro natura?
Ma questo cosiddetto contro-natura lo analizzeremo in un secondo momento.
In sintesi, l’oscurantismo nei confronti dell’omosessualità nel Medioevo era il risultato di una combinazione di fattori culturali, religiosi e legali e per chi come me, si batte per la libertà e i diritti fondamentali dell’essere umano è inopinabile che negli ultimi decenni la società abbia fatto progressi significativi verso l’accettazione e l’uguaglianza per tutte le persone che il Medioevo ha reso diverse, tuttavia, c’è una nota di amarezza per la comunicazione relativa all’abbattimento delle barriere che per secoli ci hanno diviso, proprio perché siamo tutti vittime di una rigida educazione secolare, nessuno escluso.
L’ho sempre sostenuto -e tuttora lo sostengo- che le nuove leve dell’indistinguibile diversità confezionano le cose giuste e le vendono nel modo sbagliato perché in rete, ad esempio, è davvero insopportabile che si debba trovare una: “Piccola guida per parlare e scrivere con rispetto delle persone lgbt+” mentre invece dovrebbero avere una grande diffusione saggi come questo che spiegano le cose in modo chiaro e possibilmente esaustivo perché alla base non c’è alcuna disuguaglianza relativa al sesso bensì l’educazione impartita in modo scorretto.
L’essere umano ha una forte paura genetica di tutto quello che non conosce e se non lo conosce lo combatte perché lo ritiene una minaccia!
Siamo tutti il moderno frutto di un patrimonio storico-religioso nel quale l’omosessualità è vista come un tabù, come una debolezza, come una negatività assoluta, come il male da debellare, una stortura sociale e una deviazione umana quando abbiamo compreso che invece l’omosessualità è intrinseca nell’essere umano, a parte il concepimento dell’essere umano stesso che è tutta un'altra storia.
eppure, se la memoria non mi inganna, pochi giorni fà, secondo quanto riferito all'ANSA fonti presenti all'incontro, il pensiero dell'attuale pontefice in relazione all'accoglienza dei gay nei semionari, nel racccomandare "prudenza" si è espresso che: "In Vaticano c'è aria di frociaggine".
Tralasciando la goliardia e la troppa vicinanza al volgo di questo papa, evidentemente in Vaticano la "materia" di cui trattiamo non è poi così sconosciuta e se non lo è oggi, diciamo che non poteva esserlo neanche nel Medioevo!
Per incicso, sulle adozioni e sul concetto di concepimento differito non mi permetto di entrare nel merito perché esprimerei pareri, opinioni e convinzioni personali che esulano dalla asetticità di un saggio che null’altro vuol essere che un messaggio equilibrato ed accademico per tracciare una comune strada percorribile.
Quindi, ricapitolando, abbiamo letto di armate omosessuali Greche più che valorose, di eroi, di artisti e di leader politici come Alessandro Magno vivere liberamente la loro omosessualità, di conseguenza, ora abbiamo la base culturale (seppur minima) per modificare il nuovo approccio comunicativo di rivalsa di un “pride” che, a mio avviso, oggi è totalmente sbagliato perché il messaggio così com'è, impatta su un muro durissimo e invisibile alto e largo molti secoli!
Il rispetto è un portamento che favorisce le relazioni interpersonali proporzionate e appaganti, esso è inoltre, fondamentale per una convivenza senza conflitti in cui si accettano le differenze tra le persone, anche le più banali.
Ma ci vuole tempo e modo, dobbiamo capire come entrare in alcune stanze senza necessariamente buttare giù la posta d’ingresso del palazzo.
Non c’è il senso unico nelle cose, non esiste un solo sentiero senza la considerazione del passato per arrivare a destinazione altrimenti il principio stesso del rispetto reciproco decade.
Vedere certi atteggiamenti “pride” nelle città di certo non aiuta la causa originale, anzi, la sprofonda in un nuovo Medioevo, ed è inevitabile.
Negli anni ‘90 ricordo che in TV un generale americano -impegnato in una delle tante guerre in Medioriente- disse: “Noi siamo qui in questa terra e vogliamo la pace, talmente la vogliamo la pace che siamo disposti ad ammazzarvi tutti per averla, la pace!”
Ma la pace non funziona così, neanche una tregua funziona così e nemmeno l’orgoglio funziona così, anche perché poi in quella terra, la tecnologia americana fu battuta dalla pastorizia locale, così come accadde in Vietnam.
Sono un comunicatore strategico, cerco nuovi metodi di trasmissione dati coerente fra i popoli, ovvero, fra le tribù che non riescono a comprendere la scambio di dati.
Per poter comunicare c’è bisogno di grande esperienza nella cooperazione, dobbiamo conoscere e poi capire la lingua in cui dobbiamo esprimerci e non in ultimo, esprimerci in quella lingua con concetti propri di quella “tribù” altrimenti la comunicazione non sarà fluida e sincera bensì artefatta, risulterà artificiale e facilmente confondibile per una partecipazione fasulla.
Ricordate il film cult “Mars Attacks” (Tim Burton, 1996)?
Ricordate che l'incontro nel deserto tra gli umani e i marziani è finito malissimo?
Ricordate il perché?
Una colomba bianca libera nel cielo per noi è simbolo della pace mentre per loro, i marziani è una provocazione, una dichiarazione di guerra!
Facile far scoppiare un conflitto violento quando non si conoscono le regole della comunicazione, il mediatore, il negoziatore è il fulcro universale della trattativa, di una qualsiasi transazione fra due entità che non possono comunicare a causa di un distacco culturale, in questo caso, multi secolare.
Il mondo omosessuale ha continuato la propria esistenza nei secoli come la continuarono i cristiani perseguitati dai romani, al buio, nascosti nelle catacombe della vita, vivendo nella vergogna, nella paura, nella speranza di un riscatto sociale identitario che alla fine è iniziato ma nel modo più sbagliato possibile, ovvero, a gamba tesa verso una società sedicente moderna ma grossolana e ignorante che non è pronta, rifiuta e respinge il nuovo perché non lo capisce.
Si, lo ripeto e lo ripeterò fino allo sfinimento, è iniziato il “riscatto” senza voler comprendere che c’è un mondo che da 600 anni -più o meno- è stato iniziato e istruito all’odio, alla repressione, al conflitto con il diverso e il diverso lo spaventa, e ciò che lo spaventa lo combatte perché non lo conosce, è un gioco primitivo, va capito.
Come si può lontanamente pensare, o solo immaginare che abbia un senso positivo che milioni di persone “medioevali” nel 2024 possano capire e poi accettare serenamente il senso di un pride dove uomini e donne vestiti di niente, tutti colorati con piume e fruste, accessori e cartelli offensivi per la religione e la famiglia impegnanti in un ballo con atti sessuali espliciti nelle strade dinnanzi a tutti, anziani e bambini compresi, possano avere una qualsivoglia ragione di orgoglio oppure essere minimamente accettati da una popolazione attuale farcita dal retaggio mentale: medioevale?
Siate logici, siate onesti con voi stessi, chi pensa e poi sviluppa questi eventi, si rende conto che sono assolutamente controproducenti?
La minoranza non ce la fa ad entrare nelle grazie politiche della maggioranza in questo modo, la comunità del riscatto, sebbene sia fornita di un grande megafono che fa tano rumore, non ha né la forza né il potere sociale di arrivare al tavolo delle trattative in questo modo, è un dato di fatto.
Lo dimostra il fatto che la funzionalità di questi eventi non è pensabile ad esempio in Medioriente!
Perché non manifestare così a Teheran?
Ricordiamo a noi stessi che nel periodo dello Scià, l’omosessualità era (parzialmente) accettata da parte della società, così come l’emancipazione della donna, tanto che nel 1970, la trentacinquenne Dabir Azam Hosna diventò la prima donna sindaco in Iran, ma poi?
Poi nel 1979, dopo l’abbandono dello Scià, la condizione dell’omosessualità e quella della dell’emancipazione della donna ha subito vari mutamenti nel corso della storia mediorientale finchè l’essere omosessuali ad esempio in Iran è tornato ad essere estremamente pericoloso, infatti oggi l'omosessualità, è illegale non solo all'interno di quel Paese, con l'unica eccezione delle persone transgender che però, nel 1987 da Teheran hanno ottenuto il diritto di cambiare anagraficamente e fisicamente sesso.
Ma che assurda distinzione, che strana ripartizione, eppure siamo tutti nello stesso globo terracqueo, oppure no?
Quindi, qui in Occidente, con un retaggio di 600 anni di pesante oscurantismo oggi c’è un riscatto sociale, se vogliamo anche “prepotente”, mentre in Medioriente, con un oscurantismo di soli 30 anni, oggi niente pride?
Non ci sono omosessuali in Medioriente?
Io credo di no, credo fermamente che sia ancora la paura a bloccare l’orgoglio in alcune zone calde del mondo dove la religione locale non si può deridere come il cattolicesimo, dove alcuni governi non si possono mettere in ridicolo come invece accade qui da noi, anche questo va detto, e non è un dettaglio.
Non è un dettaglio perché nel mondo il cristianesimo è la religione più diffusa per numero di credenti, avendo circa 2,4 miliardi di aderenti, su 8,02 miliardi di abitanti del pianeta Terra e offenderli senza quartiere oppure voler entrare a gamba tesa nel loro tessuto sociale, credetemi, lo dicono i numeri, non è una buona strategia dato che nel mondo, la statistica ci specifica che su otto miliardi di anime, solo il 2% è esplicitamente dichiarato omosessuale.
Ricordate?
Sono un semplice analista, faccio questo per vivere, raccolgo i dati, li analizzo, descrivo costi e benefici e poi scrivo articoli che io scherzosamente chiamo “due diligence sociali” che possono aiutare chiunque a capire la strada più ideona da percorrere.
Attenzione perché nella vita si fanno scelte opportune, non le più giuste.
Qui in Occidente ammettiamolo, non c’è d’aver paura, non c’è il timore reale di rappresaglie contro le manifestazioni di genere se non le critiche sui social, a volte sovrabbondanti.
Sapete perché in Occidente è tutto più agevole?
Dovrebbe essere facile comprenderlo, l’ho spiegato all’inizio, è tutto più comodo perché qui, più o meno, è tutto “normale”, non c’è bisogno di orgoglio quanto invece c’è bisogno di principi stabili di rispetto reciproco per una pacifica vita in comune, una volta che il cammino sarà unico, vedrete che sarà più facile marciare anche in Medioriente, insieme!
Qui in Italia si sono dichiarate omosessuali, più o meno, un milione di persone (più tra gli uomini, i giovani e nell'Italia centrale che le donne) ma nessuno ci fa caso, non c’è motivo di distinzione, tranne qualche deficiente che ancora ha il cervello intrecciato nell’oblio del cretino, per noi persone "normali" è tutto "normale", non c’è nulla di strano o da osservare alla pari della scelta del tipo di pane, del vino o dei colori per l’abbigliamento.
Vedo le donne indossare i pantaloni da quando sono bambino, cosi come sono anni che vedo uomini indossare il Kilt ad esempio, così come io stesso ho i buchi per gli orecchini ad entrambi i lobi e in più occasioni ho indossato il Kilt senza mai sentirmi a disagio o dal mio punto di vista etero, meno “mascolino”.
Come Maestro di Arti Marziali indosso l’Hakama dal 2000, un indumento tradizionale Giapponese, una larga gonna-pantalone o meglio una gonna a pieghe e pensate, in origine soltanto gli uomini indossavano l’Hakama in Giappone ma oggi, viene indossata anche dalle donne.
E i Vikinghi allora?
Uomini massicci e rissosi con trecce nei capelli tipo Pippi Calzelunghe e gonne larghe, per non parlare degli antichi romani.
Ricordate i terribili soldati dell'Impero?
Eccole le vere implicazioni "sociologiche" riguardo "chi porta i pantaloni", simbolo della mascolinità, e mentre gli "altri" li indossavano anche a cavallo, Greci e i Romani trovavano assurdo indossare i pantaloni e quindi indossavano le comode tuniche, il volgo e gli schiavi più corte (e senza maniche) mentre il ceto superiore lunghe fino alla caviglia e con le maniche lunghe.
Dove voglio arrivare?
Semplice, che nel mondo moderno siamo psicologicamente fermi ad osservare sospettosi ciò che non si comprende, se ciò che vediamo è sconosciuto allora è sicuramente pericoloso, quindi lo si isola oppure lo si combatte, o invece tutt’e due, lo si combatte e lo si isola!
E senza sapere il perchè!
Abbiamo paura dei ragni, dei topi, dei serpenti, degli alieni, degli insetti in generale, degli squali … poi esistono le fobie “strane” come ad esempio paura degli alimenti o delle sostanze appiccicose, la fobia dell'avere una fobia, la fobia dell'ombelico, il disturbo d'ansia sociale, la fobia delle decisioni, così come la paura delle parole lunghe e complesse che, per assurdo, proprio questa fobia è definita “Hippopotomonstrosesquipedaliofobia”, impronunciabile, anche io sarei affetyto da questa fobia se dovessi pronunciare questa fobia!
Tornando a noi, se invece la finalità di questi eventi pubblici del riscatto è lo "scontro diretto e frontale senza quartiere" contro il muro della maggioranza sociale chiusa e refrattaria allora l’obiettivo è stato centrato in pieno, anche se ho i miei dubbi di una riuscita positiva.
Mentre invece, se l’obiettivo è il “far conoscere”, il “far valere le proprie facoltà” e richiedere -di diritto- uguaglianza e parità, beh, allora siamo totalmente fuori strada perché è vero che siamo nel 2024 ma dentro, siamo tutti -più o meno- ancora nel 1400.
A ripensarci, nel film “Il Marchese del Grillo”, nessuno si è mai scandalizzato dei “castrati” che cantavano nel teatro della Roma papalina, nevvero?
Diciamola tutta, la storia non si può cambiare, si può "oscurare" ma prima o poi tutto torna alla luce.
La pratica aberrante dell’evirazione dei cantanti (seppur originaria dell’Oriente), si diffuse in Europa nel XV secolo nonostante fosse proibita dalle leggi.
I cosiddetti “castrati” divennero una figura molto comune nel campo musicale per via del divieto di esibizione in ambito ecclesiastico che la Chiesa impose alle donne e anche per l’assenza di un registro femminile nei brani polifonici (quest'ultima come scusante fu perfetta per un pò).
La religione fu spietata e nessuno s’indignava -ne s’indigna oggi- se i primi due castrati italiani risalgono Coro Papale del 1599!
Generalmente erano bambini orfani oppure originari di famiglie molto povere, purtroppo per loro erano dotati di una “interessante” voce bianca alla quale si accompagnava l’evirazione prima della pubertà, sperando in una promettente carriera, con l’aspettativa di una buona sorte economica.
La “castrazione artistica” veniva obbligata ai bambini di età compresa tra i 7 e i 12 anni e praticata con modalità differenti, l’operazione consisteva nel tagliare di netto i testicoli con un coltello e legare in seguito i vasi sanguigni però, il tutto non era così disumano, infatti prima della mutilazione i bambini venivano addormentati con un robusto impasto d’oppio, oppure spinti in uno stato comatoso interrompendo loro la circolazione tramite una forte compressione sulla carotide, che volete che sia, al massimo rischiavano una ischemia cerebrale (ictus), oppure TIA, un attacco ischemico transitorio!
Va da sé che spesso i bambini perdevano la vita a causa delle infezioni o peggio, dei dissanguamenti a seguito delle violenze subite; purtroppo non si hanno molti dati legati a queste pratiche perché la castrazione era comunque vietata in Italia e il tutto avveniva con discrezione e segretezza che però, non era tale quando i castrati si esibivano pubblicamente!
Mi chiedo, nessuno “lassù” si è mai chiesto come e dove furono operati i due castrati che si esibivano nel Coro Papale del 1599?
Il 231° papa di Roma, Clemente VIII (nato Ippolito Aldobrandini), papa dal 1952 (anno bisestile!), non si è mai accorto che due bambini castrati si esibivano nel Coro Papale nel 1599?
Mah, mistero …della fede!
Nessuno si è scandalizzato dei castrati così come nessuno, sempre nel noto film “Il Marchese del Grillo”, si è scandalizzato del messaggio diretto che ancora nell’800, l’emergere delle donne nel campo artistico risultava essere quasi del tutto impossibile in Italia, se non nella scostumata francia dove allora grazie alla rivoluzione tutto era già possibile!
La Rivoluzione francese fu un periodo di enorme subbuglio sociale, politico e culturale estremo, la monarchia assoluta cadde e la prima Repubblica fu proclamata con un impatto storico significativo in Europa e nel mondo. Fu la discriminante tra l’età moderna e l’età contemporanea con la fine della monarchia, la fine del sistema feudale e con la “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino”, proclamarono il fondamento delle costituzioni moderne dei principi di uguaglianza, libertà e sovranità popolare, inoltre, tutte le norme di legge contro la sodomia furono abrogate nel 1791, proprio durante la Rivoluzione francese.
Eppure i conti oggi non tornano …
Nel nostro moderno periodo storico, sempre sul tema “comunicazione per i diritti”, nel 2018 uscì il film “Sulle ali della musica” e ancora nel 2023 il drammatico “Dogman”, film eccezionale interpretato Caleb Landry Jones che interpreta il travestito “Doug”, un giovane ragazzo nato in una famiglia disfunzionale dove subisce, insieme alla madre, le violenze del padre e del fratello entrambi alcolizzati e fanatici religiosi, laddove trova conforto solo nei numerosi cani di famiglia.
Abbiamo letteralmente amato i personaggi di quei film, non c'è stato nessuno che abbia pensato quello è un "diverso".
Lo ripeto, è solo la comunicazione il fulcro del risultato, se si sbaglia modo di comunicare si ottiene l’esatto contrario delle aspettative.
Una volta compreso che c’è un mondo che non parla ormai da secoli la nostra lingua, un mondo chiuso e bigotto perché così è stato formato e istruito, se ancora c’è questa grande, enorme confusione e intransigenza nella vita sociale libera e sproporzionata, sregolata e a volte viziosa nella “normalità” delle cose, figuriamoci cosa si pone di fronte all’innovazione.
Le moderne -e prepotenti- forme d’espressione liberale cozzano con la rigidità del pensiero mediocre dettato da regole fissate sì in contraddizione ma che, tuttora, scandiscono il tempo di ciò che è giusto e di ciò che non è giusto.
È ingiusto, ma è così.
Inoltre, non possiamo e non dobbiamo colpevolizzare le tribù ignoranti se sono state allevate nell'ignoranza.
Più leggo di omofobia, lesbofobia, bifobia e transfobia più scuoto la testa perché è giusto lottare per i propri diritti ma non è giusto lottare contro la società estesa, non è contro la società che si deve combattere per affermare la propria identità e i propri diritti ma si deve combattere “insieme” ad essa “contro il sistema” politico precostituito, questa e solo questa è la strada maestra!
Per poter combattere insieme c’è bisogno dell’applicazione spontanea di una regola universale: il rispetto reciproco.
Se ci rispettiamo e solo se ci stimiamo possiamo combattere fianco al fianco per smontare -e poi demolire- le fondamenta nocive di un sistema auto referenziato prepotente ed arrogante che, furbamente, adotta la strategia della divisione del popolo, tranello questo in cui noi tutti, sistematicamente cadiamo, sempre e comunque, nessuno escluso.
Se invece di usare l’antipatia aggressiva si usasse l’empatia della ragione, se invece dello scontro frontale si usasse la diplomazia, se invece di far digerire lo sciroppo amaro lo si diluisse con qualcosa che piace a chi lo deve ingoiare controvoglia, tutto questo non sarebbe né avvilente né una seconda scelta ma una strategia vincente perché ogni battaglia necessita di un piano d'azione -di lungo o medio termine- usato per impostare e coordinare azioni congiunte tese al raggiungimento di uno scopo predeterminato perché da che mondo è mondo, anche ai tempi di Alessandro Magno la diplomazia è la conduzione di negoziati e riconoscimenti diplomatici tra individui, gruppi o nazioni al fine di raggiungere un accordo, ad esempio per risolvere un conflitto senza violenza e con un risultato positivo certo.
A tal proposito concludo questo saggio proprio con l’illuminante ragionamento di un professionista francese che seguo ormai da molti anni.
Un vero esperto in sociologia e antropologia culturale, il Prof. Clotaire Rapaille, lo ammetto, ho imparato più dai suoi libri che dagli anni impegnato su strada ...
Oltre ai suoi libri straordinari, fra i quali vi esorto a leggere: “Il codice nascosto” (2006), Gilbert Clotaire Rapaille è noto per aver consigliato politici e pubblicitari su come “influenzare il processo decisionale inconscio delle persone”, con risultati positivi al 100%.
Il lavoro di Rapaille è questo: “Identifica i bisogni e i desideri ‘non dichiarati’ delle persone in una certa cultura o paese come archetipi culturali”.
Per chi leggerà quel libro rivelatore, sarà interessante comprendere "come" la cioccolata ha avuto ingresso in Giappone ...
Se potessimo riuscire a creare una comunione d’interessi con questo principio socio-culturale io credo che avremmo già risolto il 50% dei problemi sociali, così facendo, avremmo molto più tempo ed energie -e più sinergie-, per pensare a come risolvere i problemi sociali nettamente più gravi, come ad esempio la fame nel mondo, perché leggere che in questi anni, oltre 800 milioni di persone hanno sofferto la fame ed è sconcertante, ecco, questo dato per me non è “normale” …
Andava detto e l’ho scritto ...
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