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Cinofilia: e se stessimo sbagliando un po’ tutti? Capitolo 1

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Ho iniziato la mia vita con un cane al fianco, era un barboncino nero di nome Bingo.

Dolcissimo, giocherellone, buono, simpatico, poi un giorno nonno Luigi ebbe bisogno di compagnia e piano piano Bingo passò da una casa all’altra e iniziò così il suo percorso con mio nonno.

Ogni volta che lo incontravo giocavamo felici insieme, consapevoli che quella di affiancarlo al nonno fu la scelta più giusta.

Quando nonno morì, Bingo si allontanò da casa e andò a morire proprio dev’era seppellito nonno.

Una storia incredibile che però, ho vissuto in prima persona.

Da Bingo in poi ho avuto con me molti cani, alcuni di proprietà altri li ho accuditi, un “bastardino” di 40 chili fulvo di nome Tito e poi Luigi, un Corso fantastico, poi Odino (Dino), un Old English Mastiff, per un po’ ho badato a Ciro e Rosa, due Mastini Napoletani, poi Otto, uno Schnauzer Gigante, un Bandog di nome Bruto, un American Pitbull Terrier Red Nose di nome Rocky, quaranta chili di gioia e poi Brando, un cacciatore, un Bracco Ungherese, il Vizsla.

Ho sempre “lavorato” (più che altro giocato) nei campi di addestramento dei miei amici, ho imparato molte cose stando vicino ai cani e ai loro padroni, tanto che ho iniziato ad apprezzare i cani e non i padroni!

Ah i padroni, già il “titolo” mi da fastidio, io e il mio cane siamo Amici non c’è padrone, non c’è servo.

A volte è sbagliata la scelta della razza del cane, è sbagliata la possibilità di adottare un cane, è sbagliata la capacità di gestire un cane così come è assolutamente sbagliata la possibilità che viene data a molti, anche titolati, di decidere per milioni di persone.

Fra teoria e pratica ce n’è d’acqua che passa sotto i ponti.

La teoria è fondamentale ma, senza la pratica rimane incompleta.

Numerosi pensatori hanno sottolineato l'importanza di unire teoria e pratica per una comprensione e un'applicazione efficaci, Protagora: "La pratica senza la teoria è cieca, come cieca è la teoria senza la pratica", Albert Einstein: "La teoria è quando si sa tutto e niente funziona. La pratica è quando tutto funziona e nessuno sa il perché. Noi abbiamo messo insieme la teoria e la pratica: non c'è niente che funzioni... e nessuno sa il perché!", Immanuel Kant: "L'esperienza senza teoria è cieca, ma la teoria senza esperienza è un mero gioco intellettuale", Luca Madiai: "La teoria e la pratica sono una cosa sola. La teoria senza pratica è puro esercizio spirituale. La pratica senza teoria è l'agire inconsapevole” e Yogi Berra: "In teoria, non c'è differenza tra teoria e pratica. Ma in pratica, c'è."

Queste riflessioni evidenziano come la teoria e la pratica siano totalmente interdipendenti.

La teoria fornisce una guida, ma è solo attraverso la pratica che si acquisisce una comprensione profonda e si verifica l'efficacia delle idee.

Ma quanti fra quelli che parlano hanno mai praticato realmente?

E quelli che praticano, hanno mai pensato di fermarsi a riflettere?

Sono un tiratore, un “esperto” d’armi con oltre 30 anni di teoria e pratica sulle spalle, purtroppo ho anche usato le armi per difendere lo Stato e poi l’ho riprese in mano per sport.

Ricordo che per un lungo periodo di tempo nella Polizia di Stato c’erano delle misure di sicurezza obbligatorie, corsi e corsi di maneggio dell’arma corta per imparare una formula che doveva diventare funzionale.

Iniziai a maneggiare armi nel ’90 con la Beretta (1951) M51 9x19 mm. Parabellum (ideata nel tardo ‘40), una pistola semiautomatica con funzionamento in azione singola, adottata come arma d’ordinanza dalla Polizia di Stato, poi surclassata dalla Beretta 92, sempre in calibro 9x19 mm. Parabellum ma con un serbatoio bifilare, poi arrivò la Beretta Mod. 92 S e infine Beretta Mod. 92FS, medesimo munizionamento e medesimo atto di messa in sicurezza a partire dalla Beretta M51.

La corretta sequenza di scaricamento di una pistola semiautomatica è un'operazione essenziale nell’accertamento dello stato della propria arma e garantirne la sicurezza nel maneggio; va eseguito in modo appropriato, meccanico, automatico, senza pensare.

Si torna nel reparto, in camera, nell’alloggio o a casa e si scarica la pistola.

Facciamolo insieme.

La nostra arma la consideriamo “carica” sempre, cosi non possiamo sbagliare.

Estraiamo - o impugniamo - l’arma con il dito indice fuori dalla guardia del grilletto e la rivolgiamo verso un bersaglio inerme, cuscini, materassi, angolo di parete, evitiamo di scaricare l’arma in locali che presentino pareti dotate di rivestimenti marmorei o ceramici per evitare eventuali rimbalzi.

Evitiamo di puntare l’arma verso finestre o porte.

Ciò premesso, contestualmente all’aver impugnato l’arma con la mano forte inseriamo la sicura.

L’arma, durante questa operazione, non sarà mai passata all’altra mano.

Bene, ci siamo, ora estraiamo il caricatore.

Una volta estratto il caricatore, questo non lo appoggeremo su un tavolo, dovrà essere tenuto tra il dito anulare e il dito mignolo della mano forte, oppure, conservato in una tasca.

Ora controlliamo la camera di cartuccia.

Afferriamo il carrello con la mano debole, effettueremo due scarrellamenti e verificheremo l’eventuale cartuccia presente nella camera di cartuccia.

Non c’è la cartuccia …

Bene.

Ora un click del grilletto verso l’angolo alto del muro della camera, non ha sparato, l’arma è scarica, siamo al sicuro!

Cel’hanno fatto fare così per anni, mese dopo mese, settimana dopo settimana, giorno dopo giorno, ogni volta, sempre, ogni giorno, ogni secondo ...

Eppure …

Eppure ad un certo punto le regole sono cambiate!

Tutto daccapo.

Estraiamo - o impugniamo - l’arma con il dito indice fuori dalla guardia del grilletto e la rivolgiamo verso un bersaglio inerme, evitiamo di puntare l’arma verso finestre o porte e contestualmente all’aver impugnato l’arma con la mano forte inseriamo la sicura.

Via il caricatore, scarrellando solleveremo insieme la leva slide-stop e ruotando l’arma verso l’interno di 90° verificheremo l’assenza di munizioni in camera di cartuccia.

L’arma ora è in sicura, priva di caricatore ed è aperta!

Già la leva slide-stop, su la sicura, l’arma è scarica!!!!

E la prova “click” verso il muro?

No, non c’è più, non serve più, la nostra Beretta è scarica, possiamo stare tranquilli.

Perché parlare di armi, che c’entra con i cani?

C’entra, c’entra eccome.

Per anni ero stato abituato a scaricare una pistola (nel particolare la Beretta) “in un certo modo” ovvero l’unico modo perché mi avevano detto che era giusto farlo così, alla fine ci credevo anche io che era giusto farlo così e poi invece, qualcuno del Centro di Tiro di Nettuno (Istituto per Ispettori di Polizia) fece notare a “chi di dovere” che quel metodo radicato quanto obsoleto di scaricare l’arma poteva creare insicurezza, inutili manovre compulsive e addirittura incidenti e quindi andava cambiato.

Dopo molti anni ci fecero cambiare le nostre abitudini, migliorando nettamente la sicurezza della fase di scarico dell’arma ma noi “anziani” rimanemmo scettici, refrattari al cambiamento, perché si è sempre fatto così, perchè così funziona …

È vero, perché si era sempre fatto così, funzionava ma, funzionava male.

La stessa cosa accade con i cani.

Certo, un conto è l’errore con una Beretta calibro .9 mm. un conto l’errore con un fucile a pompa automatico calibro 12.

Un conto è reggere in mano una miccetta verde o rossa e un conto è reggere in mano un petardo artigianale e vietato del tipo “Pallone di Maradona”.

Un conto è abituare male un Chihuahua di tre chili e un conto è abituare male un Pit Bull di 40 chili, un Cane Lupo Cecoslovacco o un Pastore del Caucaso.

Un conto è cadere dalla bicicletta in cortile, un conto è cadere con la moto a 180 chilometri orari sul Grande Raccordo Anulare o in autostrada.

È tutto oggettivo, non c’è nulla di soggettivo.

Il cane è una pistola carica.

Ed è automatica.

Il cane è una pistola carica, automatica senza sicura …

Il nostro cane è una pistola carica, automatica senza

sicura …

La cronaca ci rivela molte cose, sebbene spesso il messaggio è sbagliato, la cronaca comunque ci rivela che qualcosa non va fra uomo e cane.

Se c’è un comportamento aggressivo che ha sfociato in un problema di aggressione smisurata qualcosa non ha funzionato, il cortocircuito nella fiducia fra cane e uomo si è innestato.

Ed ecco che arrivano i bravi istruttori cinofili.

Poi arrivano quelli bravissimi.

Infine gli insuperabili.

Poi ci sono quelli che parlano con i cani sfidando la qualità comunicativa di San Francesco, alri che ne penetrano la psiche, altri ancora che, “con la sola imposizione delle mani” riescono a farli addirittura leggere e scrivere!

Però il problema non è risolto.

Forse temporaneamente.

Forse.

Ed eccolo il problema, se il nostro cane non vive la vita per la quale è nato, il nostro rapporto con lui si trasforma in una convivenza forzata, dove l'animale è privato della sua essenza e l'essere umano si illude di avere il controllo.

Ma un cane privato della sua natura è come una pistola carica senza sicura: potenzialmente pericoloso, imprevedibile, pronto a esplodere nel momento meno opportuno.

La cronaca, come già detto, ci rassegna episodi di aggressività canina che spesso sono il risultato di una comunicazione fallita tra uomo e cane.

Questi comportamenti non nascono dal nulla, ma sono il frutto di stress, paura, mancanza di socializzazione e incomprensioni.

Secondo esperti del settore, l'aggressività nei cani è spesso legata a fattori ambientali e relazionali, piuttosto che a una predisposizione innata.

Secondo altri esperti del settore, non è così.

In risposta a questi problemi, emergono figure professionali come istruttori cinofili e comportamentalisti che promettono soluzioni rapide e definitive. Tuttavia, senza un impegno reale da parte del proprietario nel comprendere e rispettare le esigenze del proprio cane, ogni intervento rischia di essere solo una soluzione temporanea.

È vero, istruttori cinofili e comportamentalisti promettono soluzioni rapide ma non sono definitive.

Spesso sono solo rappresentazioni teatrali che mascherano la realtà.

E poi?

Una volta che il cinofilo, spavaldo, va via?

Il problema comportamentale è risolto o persiste?

Un cane ha bisogno di vivere esperienze che soddisfino la sua natura come esplorare, interagire con altri cani, ricevere stimoli adeguati e sentirsi parte integrante del branco familiare.

Privarlo di tutto ciò significa negargli la possibilità di esprimere se stesso, trasformandolo in un essere frustrato e potenzialmente pericoloso.

Chi ricorda la sequenza dell’approccio?

Prima sarò un odore, poi una figura infine un suono …

Ma per molti non è così.

Per costruire un rapporto sano e sicuro con il nostro cane, è fondamentale educarsi ed educare, comprendere il linguaggio e i bisogni del cane, evitando antropomorfismi e aspettative irrealistiche.

Stabilire una comunicazione chiara e coerente basata su rispetto reciproco e fiducia è la base solida d’approccio, ma è solo l’inizio del percorso.

Il cane non è un robot, non è un computer, è un essere vivente con emozioni proprie, istinto, carattere e, soprattutto, discendenza.

Solo attraverso un impegno consapevole e costante possiamo sperare di trasformare quella "pistola carica" in un compagno equilibrato e felice, riducendo i rischi e costruendo una convivenza armoniosa.

Ieri mattina ho assistito agli esami per il conseguimento della qualifica di Istruttore Cinofilo presso il Centro di Psicologia Canina e con il Presidente, Marco De Paola, abbiamo scambiato alcune posizioni, alcune idee, alcune visioni.

Si è parlato di leggi, di norme, di possibilità e di capacità, poi di guinzagli, di museruole, di pettorine, di collari, financo quelli a strozzo ed abbiamo affrontato un nuovo argomento, ovvero, la mancanza di “strumenti” ai cinofili “esperti”.

Ma quali sono questi strumenti mancanti da inserire nella nostra cassetta degli attrezzi da Istruttore o Tecnico Cinofilo?

Non parliamo solo di guinzagli, pettorine o clicker ma di strumenti culturali, relazionali e formativi.

La vera insufficienza abita nella scarsa formazione continua e nell'approccio integrato che unisce teoria e pratica.

Molti corsi, come quelli riconosciuti, offrono un percorso completo che include lezioni teoriche e pratiche, affrontando tematiche come l'approccio cognitivo-sistemico, l'anamnesi relazionale e le tecniche di rieducazione comportamentale ma poi, siamo sicuri che tutto questo sia sufficiente?

Sicuri che sappiamo gestire un cane potenzialmente pericoloso, imprevedibile, pronto a esplodere nel momento meno opportuno?

NO!

La formazione da sola non basta.

È fondamentale che i professionisti del settore sviluppino empatia, capacità di osservazione e adattabilità ma, soprattutto, la capacità di mettersi in gioco come me

Come sottolineato da molti navigati del settore, l'educazione del cane non può prescindere dalla comprensione delle sue emozioni e dei suoi bisogni, evitando approcci coercitivi e puntando su metodi basati sul “rinforzo positivo”.

Inoltre, è essenziale che i cinofili esperti siano dotati di strumenti legislativi e comunicativi per interfacciarsi efficacemente con le istituzioni e i proprietari dei cani, promuovendo una cultura del rispetto e della responsabilità, circostanza che oggi, è ancora lontana dalla realtà

In conclusione, per trasformare il nostro cane da "pistola carica" a compagno equilibrato è necessario un impegno congiunto che coinvolga formazione, empatia e comunicazione.

Solo così potremo costruire una convivenza armoniosa e sicura tra uomo e cane …

Questo è solo il primo articolo di una serie di riflessioni sull’argomento perché la morale è chiara, dobbiamo iniziare a mettere in dubbio la nostra esperienza, per quanto lunga possa essere.

Solo attraverso il dubbio possiamo aprirci a nuove conoscenze, migliorare le nostre competenze e costruire un rapporto più autentico e rispettoso con i nostri cani e con noi stessi quando ci guardiamo allo specchio ...



fidi@s1970 - Massimiliano De Cristofaro

Member 20643 * GNS Press Association

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