Non è facile parlare di un lavoro che facciamo da così tanto tempo che ormai fa parte del nostro DNA, di canzoni che abbiamo ormai metabolizzato così tanto da farci quasi dimenticare quali abbiamo scritto noi e quali facciano parte della tradizione popolare.
E’ più facile capire quale può essere stato il nostro stupore quando Carmen ci ha invitato a cena per spiegare che si era innamorata delle nostre musiche e che voleva lavorare con noi. Un’ artista così importante e affermata, che a Catania è considerata il secondo “liotru” (ovvero l’elefante di Piazza Duomo simbolo della nostra città ), vuole produrre il nostro disco. Dopo qualche minuto di imbarazzo reciproco, ci siamo “ciaurati” a vicenda (letteralmente vorrebbe dire che ci siamo odorati, come fanno gli animali, in realtà ci siamo studiati con gli sguardi e con le emozioni) e abbiamo scoperto che lei possiede una bella e immensa “anima antica” ... è proprio una di noi! Così parte questo progetto.
Il lavoro è quello di sempre e lo facciamo da quasi vent’anni: il recupero delle tradizioni popolari intrecciato con la nostra ispirazione, le nostre impressioni, la nostra vita nel ventunesimo secolo, convinti ancora che la bellezza del suono emesso da un mandolino o da una piva esprimano la genuinità della nostra musica, che ci ostiniamo a definire artigianale.
Il contenuto è vario: la serenata, il canto di carcere, il “lamentu” pasquale, la ballata, il regalo dell’amico Alfio Antico, la dedica, fin dal titolo del disco, al fondatore e componente del gruppo Picchio Manzone che purtroppo non c’è più, ma è come se fosse sempre qui a cantare con noi .
Attraverso una sofferta selezione di alcuni brani rispetto a tanti altri già registrati nel corso degli anni, abbiamo tentato di uniformare suoni e atmosfere. Abbiamo cercato di rendere“Anima Antica” un progetto omogeneo, in cui brani registrati dal vivo si legano ad altri registrati in studio, avendo come unico e comune riferimento l’emozione suscitata. Ognuno di essi rappresenta per noi una parte importante del nostro cammino musicale.
Commenti Album
1) Hora lautaresca : Il primo suono che si sente è Catania durante la Festa di S. Agata, le prime note”¦zingare, una hora . Scorrono in pochi secondi le immagini del film che ha ispirato la nostra voglia di fare musica raccontando la nostra terra, che ha ispirato il nostro nome.
2) A li quattro, a li cincu, a li sei uri: Le processioni delle confraternite a Pasqua sono tradizioni antichissime in Sicilia. Ed è veramente impressionante vedere questi uomini incappucciati che sfilano per le strade dei paesi, cantando la loro gioia per la fine della Quaresima. Questo canto lo raccolse Antonino Uccello, grande etnologo di Palazzolo Acreide. Noi lo abbiamo sporcato un pochino, senza alcuna volontà sacrilega, con una chitarra “camurriusa”.
3) Il lupo: Il lupo vive in tutti gli ambienti e il suo unico limite è la presenza di un sufficiente livello di sicurezza. Un lupo solitario, estromesso dal branco, ha poche probabilità di sopravvivere. La caccia è difficile e piena di rischi: i lupi hanno successo solo una volta su dieci tentativi di inseguimento e assalto, e in questo modo eseguono una selezione delle prede più vecchie e malate. Il lupo si aggira dentro di noi, sempre pronto ad aggredirci. Nessuna difficoltà lo può fermare”¦”¦”¦ E’ carattere!!!
4) Passu li notti: Primo sole, una brezza leggera increspa il mare, e questo si vendica scuotendo tutti i sassi sul bagnasciuga. Un uomo si dispera per la sua notte insonne. Ma è tutto finito”¦.già il gallo canta. Solo Alfio Antico poteva farci “vedere” tutto questo usando unicamente il suo tamburo e la sua voce. Grazie Alfio “ cu lu suli ti mannu a salutari”.
5) Sogni : Sogniamo ancora il mare dietro una curva, di far ballare e cantare la gente, sogniamo il nostro amico Picchio che ancora suona con noi il suo friscaletto e ci arricchisce con la sua saggezza.
6) La ballata di Ciccio Patata : La canzone più “catanese” che si potesse scrivere. Scenario il Giardino Bellini, che a Catania tutti chiamano “’a villa”, protagonista Ciccio Patata, un uomo grasso perché ghiottissimo di “minnulata”,ovvero la nostra buonissima granita di mandorle. Lui si innamora perdutamente di una donna che incontra casualmente, ma lei aristocratica e perfida lo respinge perché, come diceva Totò: “la casta è casta e va sì rispettata”. Lui si dispera,minaccia il suicidio. Poi si guarda attorno, manda giù un altro pochino di minnulata e grazie a questo nettare portentoso, dimentica tutto e torna alla sua misera vita meravigliosa.
7) Carziri di Cianciana: Quanti innocenti vengono gettati tra le braccia di un destino amaro. Diceva un vecchio: “Se il mondo fosse governato da chi veramente sa farlo, nessuno subirebbe soprusi. E poi non permettere mai che una madre pianga, piuttosto vivi tutta la tua vita con gli occhi gonfi di lacrime e l’anima afflitta. Ma tu non piangere mai e non soffrire!” Giuseppe Pitrè, grande ricercatore di tradizioni siciliane, ha raccolto tante quartine scritte da carcerati (spesso incise con le unghie sui muri delle celle). Cianciana è un paese dell’entroterra, che ha avuto fama sinistra perché sede di un temutissimo penitenziario.
“Un cunicolo lungo tre metri e alto poco più di un metro e venti nel primo tratto, quello più vicino alla porta, così che per entrarci si doveva quasi strisciare, e nel secondo tratto, la cella vera e propria, alto non più di un metro e sessanta, lungo sì e no due metri e mezzo, le pareti senza intonaco rozzamente scavate all’interno del muro perimetrale, un grosso anello da catena, una finestrella a livello del pavimento munita di una doppia inferriata.” (Andrea Camilleri da “La strage dimenticata” ed. Sellerio 1998)
8) Anima antica : I suonatori arrivano con i loro strumenti, i loro canti, il calore e l’allegria: una festa da sempre. Una magia che porta con sè la voglia di trasmettere quello che ci portiamo dentro da tanti anni. L’anima antica, la nostra anima antica è Picchio che ha lasciato nei nostri cuori la voglia di sorridere malgrado le difficoltà e di ritrovare le nostre radici.
9) Atturna: Per i nostri nonni non era molto semplice fare una dichiarazione d’amore ad una ragazza. Se poi i genitori di lei erano contrari, era praticamente impossibile. Un metodo molto diffuso era la serenata , “ ’a tturna”. Ci si doveva organizzare con dei musicisti ed eventualmente un cantante; bisognava accertarsi che la donna amata fosse in casa; che i genitori fossero già a letto a dormire un sonno profondo, per evitare che il risveglio improvviso dell’avo dissenziente provocasse una scarica di pallettoni sugli incolpevoli suonatori. Ma, soprattutto, bisognava esprimere in pochi secondi tutto il proprio sentimento. E forse per questo motivo le parole delle serenate sono, spesso, puro concentrato d’amore, rime degne di competere con quelle dei più grandi poeti.
BIOGRAFIA
I Lautari " musicisti girovaghi, in rumeno: il riferimento è alla cultura nomade zigana " si muovono da quasi vent’anni sul ciglio che separa tradizione e rinnovamento; l’ensemble catanese ricerca e interpreta canti popolari siciliani, proponendo anche delle canzoni inedite che rispettano i canoni compositivi tradizionali.
Gli elementi del gruppo sono polistrumentisti e cantanti di pluriennale esperienza e il loro approccio alla musica è essenzialmente acustico, suonando in primo luogo strumenti tradizionali: mandolino, mandola, mandoloncello, chitarra classica, chitarra acustica, contrabbasso, fisarmonica, organetto, piva, flauti e percussioni.
L’appassionato radicamento nell’identità e nella cultura popolare siciliana è vissuto dai Lautari come una finestra aperta su diverse identità , che li ha portati ad adottare una prospettiva originale di internazionalismo e a suonare strumenti tradizionali originari di tutto il mondo (Europa, Sud America, Africa e medio oriente) accostandosi a identità etnomusicali differenti.
Il loro spettacolo dal vivo è estremamente coinvolgente per il pubblico che viene ipnotizzato dai ritmi trascinanti. I giovani scoprono, e gli anziani ritrovano, una musica e delle tradizioni che non sono mai vuoto pretesto letterario o snobistica curiosità erudita; sono storia e vivere quotidiano, attraverso cui riscoprire le radici più profonde del presente.
La valenza artistica e culturale del progetto dei Lautari li ha portati a collaborare in teatro con artisti e registi di grande spessore come Pino Micol, Gabriele Lavia, Giorgio Albertazzi, Armando Pugliese, Peppe Barra, e a partecipare a prestigiose rassegne, come il Club Tenco e Arezzo wave, che hanno riconosciuto la valenza autorale del loro percorso. Hanno preso parte, inoltre, ad alcuni film tra cui "La lupa" per la regia di Gabriele Lavia e "Storia di una capinera" per la regia di Franco Zeffirelli.
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