Andrea Brambilla in Il mio cane Stupido

165.6K visualizzazioni

IL MIO CANE STUPIDO, dall’omonimo racconto di John Fante
con Andrea Brambilla in arte Zuzzurro
regia di Giorgio Gallione

“Sono nato nel seminterrato di una fabbrica di maccheroni. Della mia infanzia ricordo gli spaghetti soffocati dal parmigiano che nuotavano nella salsa di pomodoro.
Avevo 12 anni, e già invecchiavo di ora in ora.
Ero nient’altro che Henry Molise, un piccolo americano abruzzese che non sapeva distinguere la merda dalla cioccolata.

Andavo spesso in biblioteca. Sfogliavo le riviste e guardavo le figure. Un giorno mi avvicinai agli scaffali dei libri e ne tirai fuori uno. All’improvviso il mio mondo si capovolse. Il cielo precipitò. Il cuore mi batteva forte. Lessi fino a quando mi bruciarono gli occhi. Leggevo e leggevo, innamorato di quel libro, e poi di molti altri libri. Finchè mi venne naturale e mi sedetti con una matita e un blocco di carta, e iniziai a scrivere fino a che sentii di non poter più smettere.
Ma la mia vita, che è come un secchio della spazzatura rovesciato, è l’unica storia che fatico a raccontare." _ John Fante

Una numerosa famiglia americana, un cane trovatello e un giardino bianco di neve. Sembrano i presupposti per il nuovo racconto di Natale. Invece la famiglia è in piena crisi di rapporti e il cane non solo ha poco del fedele amico dell’uomo ma rivela subito le sue spiccate e irrimediabili tendenze omosessuali!!!

Sono questi gli elementi chiave di uno dei più celebri racconti di John Fante, “Il mio cane Stupido” (My Dog Stupid) che diventa oggi un toccante spettacolo interpretato da Andrea Brambilla, diretto da Giorgio Gallione e prodotto dalla Fox&Gould produzioni, in scena al Teatro Filodrammatici di Milano dal 18 gennaio al 6 febbraio 2005

Entra con forza nella vita di Henry e Harriet, il cane, come un grosso orso addormentato in giardino, con “gli occhi coloro del bacon e una pelliccia folta, marrone e nera”. “Peggio per te” recita la targhetta al collo del bestione, subito ribattezzato Stupido per via del suo comportamento insolito.
“Il mio cane Stupido” è il racconto autobiografico di uno scrittore in piena crisi creativa, Henry Molise, dei suoi quattro figli (più o meno ribelli e rompiscatole) dediti all’erba e alla musica di Frank Zappa, e di sua moglie, stanca, annoiata ed anche un po’ bigotta.

Ma durante una sera che si preannuncia come tutte le altre qualcosa di imprevisto accade che viene a turbare l’inesorabile scorrere di queste sei vite che sembrano non riuscire a trovare un punto di accordo. Un altro elemento si aggiunge di forza alla sgangherata famiglia a turbarne il già traballante equilibrio: è un gigantesco cane akita, ottuso e testardo e profondamente gay che grazie alla sua inguaribile ingenuità e sfacciataggine da cane “finocchio” si dimostra capace di “grosse” e talvolta “fastidiose” dimostrazioni di affetto.
Stupido, questo il suo nome, non se ne vorrà andare, innescherà anzi una incredibile serie di meccanismi a catena fino a portare il povero Henry Molise sull’orlo di un tragicomico disastro

“Il mio cane Stupido" è un impietoso, ironico, drammatico, grottesco autoritratto di John Fante ormai alle soglie della piena maturità , un tardo ed imprevedibile capolavoro di uno dei più grandi scrittori americani del '900, che trova nell’adattamento teatrale di
Andrea Brambilla e di Giorgio Gallione una toccante e disincantata rappresentazione del “rimpianto” tipico di chi avrebbe desiderato altro, per sè e per gli altri.

I personaggi e le storie affiorano dalla voce di Andrea Brambilla, in un monologo malinconico ma anche divertente e si muovono in una scena semplice, fatta di voce, appunto, di luce e di qualche sedia.

Ancora una volta Andrea Brambilla si affranca dal personaggio comico che lo ha reso famoso e dal registro leggero della commedia, e si appropria di un testo intenso che come lui stesso dice “ripropone un quadro famigliare, una condizione di “male di vivere” che non di rado vede protagonisti uomini in età matura, che si ritrovano loro malgrado a fare i conti con tutto ciò che speravano accadesse e che invece non è accaduto: per i figli sono solo dei rompicoglioni, il dialogo con loro è praticamente inesistente, i loro punti di vista assolutamente alieni e quella che è stata la compagna di una vita, la donna per antonomasia, si rivela per molti versi un’estranea.....E’ lì, in quegli strani passaggi che un cane può rivelarsi un’inconscia ma appagante scelta affettiva! ”

“Il mio cane Stupido” è una produzione della Fox&Gould Produzioni di Massimo Chiesa per un adattamento dell’omonimo racconto di John Fante ad opera dello stesso attore Andrea Brambilla. Giorgio Gallione ha curato la regia dello spettacolo.

Andrea Brambilla e il “suo” cane Stupido- 

Il mio cane è Stupido solo di nome.
Se l’essere che io scelgo come amico è "stupido veramente" allora è un essere umano. Non un sano e semplice animale.
Non so se questo sia lo stesso pensiero di John Fante, ma questo è quello che mi ha trasmesso.
Non credo sia semplice saggezza popolare: il cane è il miglior amico dell’uomo ecc..ecc
Credo invece che sia l’incapacità di un uomo a reagire di fronte alle cose da uomini.
Me lo dice lui stesso alla fine del suo racconto: "Non c'era da meravigliarsi che io comprendessi i maiali e i cani e non i miei figli". Lui lo ha capito, lo ha ammesso e io ho apprezzato che lo abbia fatto.
Può sembrare semplice raccontare una storia dove un cane considerato finocchio riesce a disgregare una famiglia. Ma se il cane finocchio non è normale anche la famiglia che si fa disgregare non è normale.
Due forze uguali, come sempre, si elidono. E vince, in questo caso, una terza forza: quella dell’autore.
È forse questa una delle ragioni che mi ha spinto a raccontare pubblicamente John Fante.
Un autore che sta crescendo, solo ora, nella considerazione popolare.
Ci credo e ci provo. Questa volta però sono solo. l’ho scelto e lo ammetto.
Affrontare un monologo, proprio ora, è come imitare Guglielmo Tell: mi metto una mela sulla testa e invito il nemico a colpirla.
l’importante è non chiudere gli occhi quando tira. Se la mela la metto bene ce la faccio.
Poi posso addentarla e gustarla. Ma prima devo averla in testa.
E soprattutto decidere di mettermela.
Non credo che Guglielmo Tell si sia svegliato una mattina ed abbia detto "Oggi mi metto una mela in testa". Ci avrà pensato e ragionato, avrà considerato il gesto, deciso di provarci. Forse si è guardato allo specchio e avrà capito che la maturità di una crescita significa verificarla.
E allora ci ho provato.
Non so se John Fante sarebbe contento di essere la mia mela, comunque lo ringrazio.

Andrea Brambilla

“Il mio cane Stupido” per il regista Giorgio Gallione
"Il mio cane Stupido" è forse il romanzo più bizzarro all’interno dell’opera di Fante, scritto nel 1971 e potentemente influenzato dal clima dell’epoca, intriso di conflitti generazionali e rivoluzioni studentesche e fortemente condizionato in America dalla guerra del Vietnam e dall’esplosione del movimento hippie. Libro non conosciutissimo, ha comunque 'rischiato' di divenire film e, nelle trattative di allora, pure con un cast eccezionale che avrebbe dovuto comprendere Peter Falk, Jack Lemmon, Frank Sinatra.
In palcoscenico "Il mio cane Stupido" entra certamente senza imbarazzi. Contiene forza narrativa e snodi sorprendenti, cinismo, arguzia, commozione e addirittura un alone di anomala sacralità (il rapporto fra il "Dog" del titolo e il suo contrario "God" che evoca, è spessissimo sottolineato).
La scrittura di Fante è perciò una ricca occasione per confrontarsi con una parola letteraria ricca, tragicomica, materica, che si trasforma in teatro grazie alla potenza quasi arcaica del racconto in prima persona.
Ed è nello scontro di John Fante con Henry Molise, suo autobiografico alter ego abruzzese, che si gioca la partita teatralmente più interessante. Nel 1971 Fante non è più l’eterno ragazzo, l’artista bizzoso e in formazione dei suoi primi, grandi romanzi. È un padre di famiglia molto più simile di quanto lui stesso immaginasse alle proprie radici contadine tanto che, ad esempio, per esorcizzare l’abbandono dei propri ragazzi non ha di meglio che combattere il "malocchio" di famiglia mangiando, come i suoi progenitori abruzzesi, due formiche raccolte dall’albero del pepe, patetico, arcano, inutile rituale, sintomo della caduta di qualsiasi certezza.
Insomma ne "Il mio cane Stupido" c’è follia artistoide e mito familiare, umana stupidità ed eccentrico paradosso (Henry Molise perde la moglie per adottare una scrofa!), modernità intellettuale e rimpianto del passato, comicità e dramma: una tale ricchezza e varietà di ingredienti che perfettamente si combinano con i virtuosismi, l’epica e la profondità del racconto scenico.

Giorgio Gallione

ANDREA BRAMBILLA
Il percorso artistico di Andrea Brambilla ha inizio nel 1975 quando involontariamente debutta sul palcoscenico del Derby (notissimo cabaret di Milano) e lavora in coppia con Fosco Gasperi.

1976 Fonda il gruppo cabarettistico “La Compagnia della Forca” nel quale ci sono anche Nino Formicola, Barbara Marciano e Marco Columbro.
1977 In coppia con Nino Formicola, crea per la RAI i personaggi che lo renderanno celebre in tutta Italia del commissario Zuzzurro e del suo aiutante Gaspare.
1978 La loro prima comparsata televisiva con la trasmissione “Non stop” insieme a Carlo Verdone, I Giancattivi, per la regia di Enzo Trapani.
1979 Il duo viene ingaggiato ancora dalla RAI nel cast de “La Sberla” con Daniela Poggi, Gianni Magni e Gianfranco D’Angelo per la regia di Gianfranco Nicotra.
Nello stesso anno è fra i protagonisti di una serie di telefilm dal titolo “Crociera di miele” scritta e ideata da Paolo Limiti.
1980 Scrive, insieme a Gino Capone, ed interpreta, il film “L’esercito più pazzo del mondo” con Nino Formicola, Felice Andreasi, Leo Gullotta, Massimo Boldi.
1981/2 Debutta in teatro con una commedia dal titolo “Gli amici” con Rita Pavone e Teddy Reno.
1984 Dopo varie esperienze come autore di Teo Teocoli e Massimo Boldi in “Non lo sapessi ma lo so” e “Risatissima”, fa ancora televisione per Antenna 3 con “Buccia di Banana” trasmissione di Beppe Recchia dove nasce il suo famoso tormentone “Ce l’ho qui la brioche!”
E’ di quest’anno la partecipazione al famoso “Drive In” con la regia di Beppe Recchia, che si prolungherà per quattro stagioni.
1985 Scrive il primo libro con i personaggi di Zuzzurro e Gaspare disegnati da Silver (il creatore di Lupo Alberto) dal titolo “I casi di Zuzzurro e Gaspare”.
1986 Interpreta il ruolo di Andy nella commedia di Neil Simon “Andy e Norman”, che riscuote un grosso successo di pubblico e di critica.
1987 Partecipa alla trasmissione “Festival” su Canale 5 con Lorella Cuccarini e Pippo Baudo con la regia di Gino Landi realizzando anche una cinquantina di comiche mute con l’aiuto e la regia di Alessandro Benvenuti.
1988 Scrive il secondo libro con Silver dal titolo “Salve, sono il titolo”
1989 Per Italia 1, crea e interpreta “Emilio” trasmissione di cui è anche autore ,con Teo Teocoli, Silvio Orlando, Athina Cenci, Gene Gnocchi, Carlo Pistarino, con la regia di Lella Artesi. Visto il successo la trasmissione viene replicata nel 1990 con la regia di Beppe Recchia.
1990 In occasione dei Mondiali di calcio in Italia crea e realizza “Emilio ’90” con la regia di Marco Mattolini. Nel frattempo, sempre insieme a Formicola, scrive il terzo libro disegnato da Silver dal titolo “Quante palle” dedicato appunto ai Mondiali di calcio. Nello stesso anno la coppia è ancora in teatro con “Sete - l’allegria di perdersi” con la regia di Alessandro Benvenuti.
1991 I due sono autori ed attori nelle sit-com “Andy e Norman” su Italia 1 con MariaGrazia Cucinotta, Corrado Tedeschi, Giobbe Covatta e Carlo Pistarino per la regia di Francesco Lazzotti..
1992 Sono di nuovo al Ciak di Milano con “Non so se rendo preciso” lo spettacolo-riassunto dei loro quindici anni di carriera. Nei mesi di luglio e agosto ’92 conduce il “TG delle vacanze” (di cui è anche autore) in onda su Canale 5 con Aldo Giovanni e Giacomo, Maria Amelia Monti, Giobbe Covatta, Vito, Enzo Iachetti, Maria Grazia Cucinotta e molti altri. Sempre in quell’anno scrive anche il quarto libro con Silver dal titolo “Bella scoperta”. I primi di novembre dello stesso anno lo vediamo come notaio-giudice-arbitro-conduttore, oltre che ideatore, in “Dido-menica il Gioco dei 9 secondo Zuzzurro e Gaspare” che va in onda su Italia 1.
1993 Brambilla e Formicola sono protagonisti e autori dello spettacolo teatrale “Mi aiuti a credermi” (Teatro Ciak di Milano).
1994 Va in scena lo spettacolo teatrale “Te lo ricordi tu il pur蔝 al teatro Ciak di Milano con la partecipazione di Carlo Pistarino e con lui scritto e ideato. Nello stesso anno conduce una ministriscia preserale per oltre quaranta puntate su RAI 1. In estate va in onda su RAI 3 la trasmissione “Saxa Rubra” da lui ideata e scritta. Sempre nel 1994 Andrea interpreta il ruolo di Guido in “Belle al bar”, un film di Alessandro Benvenuti con Alessandro Benvenuti e Eva Robins. La stagione teatrale 1994-’95 lo vede come protagonista sempre insieme a Formicola della commedia “Piume”” scritta da lui stesso e da Francesco Freyrie, per la regia di Salvatore Samperi.
1995 Partecipa come monologhista al programma, condotto da Enzo Iacchetti, “Ruvido Show”, in onda su RAI 1. Nella stagione teatrale 1995-’96 ancora in duo con Formicola è protagonista in una delle più divertenti commedie di Neil Simon, campione d’incassi per la prosa, prodotta dalla Fox & Gould “La strana coppia” per la regia di Marco Mattolini.
1996 I due portano in giro per i vari teatri d’Italia lo spettacolo “Vero o Falso” di cui sono autori ed interpreti. Nel giugno 1996 Andrea è Bruno Pedrotti nel film TV per RAI 1 “Linda e il brigadiere” con Nino Manfredi e Claudia Koll per la regia di Francesco Lazzotti. Nell’estate dello stesso anno è ospite fisso con Formicola a “Sotto a chi tocca” (Canale 5) con Pamela Prati, Pippo Franco e Maurizio Mattioli. Nella stagione 1996-’97 oltre a riprendere in teatro “La Strana Coppia” porta in scena la Commedia di Bobrick e Clark “Letto a tre piazze” per la regia di Marco Mattolini con Formicola ed Heather Parisi.
1997 E’ fra i protagonisti del film di Alessandro Benvenuti “I miei più cari amici” con Athina Cenci, Alessandro Gassman, Gianmarco Tognazzi, Eva Robins, Nino Formicola e Vito. Nello stesso anno, con Formicola, partecipa alla seconda edizione di “Sotto a chi tocca”. Nella stagione 1997-’98 sempre a teatro è protagonista dell’opera di Michael Frayn “Rumori fuori scena” prodotta dalla Fox & Gould con Formicola e Marzia Ubaldi per la regia di Marco Sciaccaluga.
1998/99 Riporta in tournee “Rumori fuori scena” che si rivela ancora campione di
incassi per la prosa.
1999 E’ fra i protagonisti del primo film della Gialappa’s Band “Tutti gli uomini del deficiente”. La stagione teatrale 1999-2000 lo vede portare in scena, per la prima volta in Italia, l’ultima opera di Michael Frayn “Alarms” per la sua primissima regia.
2000 Insieme a Formicola, partecipa alla trasmissione “Rido” di RAI 2. Nella stagione teatrale 2000-’01 adatta ed interpreta, cuandone anche la regia, la commedia di Françis Veber “La cena dei cretini” prodotta dalla Fox & Gould con Formicola, Carlo Pistarino, Alessandra Schiavoni, Andrea Di Casa, Giorgio Ganzerli.
2001 Debutta al Festival di Benevento con un monologo di Denis Lumborg dal titolo “Una bella giornata” da lui diretto e interpretato. Nella stagione teatrale 2001-’02 riprende la felice tournèe de “La cena dei cretini” .
2002 Scrive, dirige ed interpreta, insieme a Formicola, lo spettacolo teatrale “Che botta”¦” ispirato al suo incidente automobilistico. Per il Dicembre dello stesso anno scrive e porta in scena lo spettacolo “L’uovo di Natale” di cui cura anche la regia.
2003 Allestisce e cura la regia della commedia “Il rompiballe” di Françis Veber con Gianmarco Tognazzi, Bruno Armando, Renato Marchetti, Guia Zapponi e Fausto Scialappa. A Ottobre dello stesso 2003 cura la regia e porta in scena con ottimo successo di critica e di pubblico la commedia di Alan Ayckbourn “Parenti Apparenti” con Formicola e Magda Mercatali.
Scrive e partecipa alla trasmissione di Teo Teocoli “Il Teo Show” in onda su Canale 5
Interpreta “Il mio cane Stupido” di John Fante, di cui firma l’adattamento con il regista Giorgio Gallione

JOHN FANTE
John Fante nasce a Denver, Colorado, nel 1909 da un muratore abruzzese emigrato, e passa i primi anni in povertà . Nel 1929 si trasferisce in California, mantenendosi con umili lavori.
Comincia a scrivere racconti per l’ American Mercuri di Henry Louis Mencken. Nel 1936 crea il personaggio di Arturo Bandini, suo alter ego, protagonista del romanzo “La strada per Los Angeles”, rifiutato dagli editori, e di “Aspetta primavera, Bandini”, pubblicato nel 1938.

Dopo “Chiedi alla polvere” (1939), considerato il suo capolavoro e “Full of life” (1952) si dedica all’attività di sceneggiatore e viene dimenticato come scrittore. La riscoperta avviene nel 1980, grazie a Charles Bukowski che fa ristampare “Chiedi alla polvere”.
Altri suoi romanzi: “Sogni di Bunker Hill”, “ La confraternita del Chianti”, “Il mio cane Stupido”, “Dago Red”, “ Il Dio di mio padre” e “ La grande fame”.

Cieco e malato di diabete, muore a Los Angeles l’8 maggio 1983

JOHN FANTE E CHARLES BUKOWSKI
Tra gli amici più cari e sinceri di John Fante c’era senza dubbio Charles Bukowski. E’ cominciato tutto nel 1980: John Martin un piccolo editore di Santa Barbara, aveva fatto una riedizione di un libro del 1939. “Chiedi alla polvere” che gli aveva segnalato il suo autore più importante Charles Bukowski. Quest’ultimo aveva conosciuto l’opera di Fante casualmente alla biblioteca pubblica di Los Angeles “..le parole scorrevano con facilità in un flusso ininterrotto. Ognuna aveva la sua energia ed era seguita da una simile”¦Ecco finalmente uno scrittore che non aveva paura delle emozioni. Ironia e dolore erano intrecciati tra loro con una straordinaria semplicità _ racconta Bukowski -..Dopo andai alla ricerca di tutte le sue opere, erano dello stesso tipo, scritti con le viscere, con il cuore per il cuore. Fante ha avuto una grande influenza su di me”¦Era il mio Dio. Poi l’ho conosciuto. Nel suo caso, linguaggio e personalità coincidono: entrambi sono forti, buoni e caldi”.
Bukowski celebrò a modo suo il vecchio e sfortunato amico. Con alcune poesie, inedite in Italia, pubblicate nel 1996.

Fante
Non ha mai saputo che sarebbe diventato
famoso.
Sono sicuro che non gliene sarebbe fottuto
nulla.
Ma no, qualcosa gliene sarebbe fottuto.
John, tu sei uno dei grandi ora
sei entrato nel Libro degli
Immortali
Proprio lì accanto a Dostoevskij,
Tolstoj, e al tuo amico
Sherwood Anderson.

Charles Bukowski

Epilogue

Tu sei morto
ma i buoni scrittori
restano
e così resta il modo in cui mi hai aiutato
a mettere giù le righe
proprio nella maniera in cui
io volevo.
Sono felice, finalmente, di averti incontrato
anche se stavi
morendo.

Charles Bukowski

IL MIO CANE STUPIDO
di John Fante

con Andrea Brambilla
regia di Giorgio Gallione

Ufficio stampa

Edmondo Pezzopane
MONGINI_COMUNICAZIONE

Ultimi Articoli