Festival di Musica e Letteratura

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Rimini: Assalti al Cuore #3 prosegue il viaggio iniziato nel 2005, La redazione Ladysilvia riporta tutte le informazioni e il programma come segue..

Rimini 25 26 27 maggio 2007, un viaggio di perlustrazione accurata e appassionata alla ricerca di nuovi linguaggi e modalità espressive verso il terreno di confine tra musica e letteratura, verso una terra di frontiera fitta di sperimentazioni e contaminazioni.

Un Festival non convenzionale, Assalti al Cuore pone a dialogo testi, canzoni, letture sceniche e musicate, scritture e partiture poetiche finalizzate alla performance.

Un Festival che vuole produrre eventi unici, inediti e speciali, con il preciso intento di far interagire a tutti i livelli esperienze di valore nazionale con esperienze creative che nascono e germogliano nel territorio romagnolo.
Assalti al Cuore #3 propone una riflessione sull’oralità , una danza in bilico tra il senso e il suono, il binomio imprescindibile suono-parola, focalizzandosi, tra espliciti rimandi, suggestioni e sottintesi, sulla poesia contemporanea.

Assalti al Cuore #3 ha quest’anno, dunque, un tracciato segnato: l’impronta indelebile della ragazza Carla, le orme lasciate dalle ballate di Rudi. Assalti al Cuore #3 è dedicato a Elio Pagliarani.

Programma
venerdì 25 maggio

Lapidario Romano del Museo della Città
ore 17 - ingresso libero
Le parole sono diligenze?dialogo in poesia tra Erri De Luca e Ennio Cavalli

“Ogni riga deve lasciare un’eco, come il toc liftato di una palla da tennis o il suono aggiunto del dito che sfiora le corde della chitarra, nel passaggio da un accordo all’altro. Quei fruscii, come leggere imperfezioni di un bicchiere di vetro soffiato o di un legno scolpito, dimostrano che là sono passate la mano dell’uomo e un’idea. Ogni verso è un’estensione del sistema nervoso centrale, dev’essere irrorato di sangue e di intenti, per resistere oltre se stesso.”
Ennio Cavalli, Il poeta è un camionista, Archinto, 2003

“Per chi scrive storie all’asciutto della prosa, l’azzardo dei versi è mare aperto. Non li ho raggiunti, i versi. Qui ci sono linee che vanno troppo spesso a capo.”
Erri De Luca, Opera sull’acqua e altre poesie, Einaudi, 2002

La terza edizione di Assalti al Cuore si apre con un dialogo a due voci, due voci poetiche protagoniste ormai da vent’anni del panorama letterario italiano. Erri De Luca ed Ennio Cavalli si confrontano in uno scambio amichevole e serrato, un omaggio al linguaggio poetico, alla sua ricchezza e alle sue asperità .

a seguire
Bene - tour acustico 2007
Non voglio che Clara
live set con quartetto d’archi
Fabio de Min voce, piano, chitarra acustica
Stefano Scariot chitarra elettrica, chitarra acustica, tastiera, glockenspiele, percussioni
Nicola Manzan violino
Kenan Kreso violino
Valentina Soligo violino
Alice Moro violoncello

In occasione dell’uscita del nuovo singolo Bene, cover della canzone di Francesco De Gregori, Non voglio che Clara si presenta al pubblico in una nuova, inedita, intima veste. Fabio de Min e Stefano Scariot, accompagnati su palco dal solo quartetto d’archi, presentano canzoni vecchie e nuove, nella loro dimensione più confidenziale.
Attivo dai primi anni novanta, Non voglio che Clara ha esordito discograficamente nel 2004 con l’EP Hotel Tivoli, pubblicato da Aiuola Dischi, ottenendo un ottimo riscontro di critica e pubblico. L’album si aggiudica molteplici riconoscimenti come miglior disco italiano dell’anno su numerosi siti web musicali e riviste specializzate. A primavera 2006 sempre Aiuola Dischi pubblica il secondo lavoro, omonimo. Positivo e unanime anche all’estero il giudizio della critica, testimoniato inoltre da un prestigioso secondo posto al Premio Tenco per la Miglior Opera Prima.

Teatro degli Atti
ore 21 - ingresso libero
Supponiamo che io fossi nato oggi
festa per gli 80 anni di Elio Pagliarani
a cura di Simone Bruscia e Tommaso Ottonieri
con la partecipazione di Elio Pagliarani
Walter Pedullà introduzione
Lucia Ferrati, Aldo Nove, Tommaso Ottonieri letture
Non voglio che Clara accompagnamento musicale
mediakino.com videoproiezioni
evento unico Assalti al Cuore

“Supponiamo che io fossi nato oggi / con questa pioggia che mi fa cantare”
Elio Pagliarani, da Romanza sotto la pioggia, 1948

“Romagnolo di nascita (ha cominciato a farci caso soltanto dopo i quarant’anni - ma un qualche significato ce l’ha), padano anzi milanese per apprendistato sentimentale e non (un quindicennio, dai diciotto ai trentatrè anni), romano ormai da circa metà della vita. Nel frattempo però il suo paese natale (Viserba di Rimini, 1927) non c’è più, è scomparso: come se gli avessero tolto una sedia di sotto il sedere: Viserba era sorta nella seconda metà dell’Ottocento perché ci avevano impiantato la corderia (lavoravano soprattutto il lino), e si fermava il treno, e poi era nata l’industria dei bagni; il nucleo originario degli abitanti erano usciti o cacciati dalla terra cioè ex contadini, perlopiù “zuclòn” cioè zoccoloni, cioè provenienti dalla zona di Sant’Arcangelo di Romagna. Viserba era separata da Rimini da una landa di scarsa vegetazione, e sabbia, la “Pantira” (cioè la Pantera, si suppone) e da alcuni tucul (sì, proprio capanne di canne, falasco e altre erbe lacustri, e sui sette-otto anni Pagliarani ne spiò un pallidissimo, vecchio abitante; uno o due?) e pare che chiamassero Abissinia quei pochi nuclei abitativi (ci stava scritto proprio Abissinia in alcune vecchie carte topografiche del riminese, ma Abissinia stava scritto in vari e diversi posti, a seconda delle carte, e Turchetta: in omaggio alle guerre del ’96 e dell’11, probabilmente). Adesso non c’è più soluzione di continuità tra Rimini e Viserba, è tutto un Rimini nord, tutto alberghi e pensioni, una zona balneare un po’ più popolare di Rimini centro, con ignoranza e presunzione rubiconde di benessere.” Elio Pagliarani

Sperimentatore, poeta dei Novissimi, ha preso parte al Gruppo 63, è senza dubbio uno dei pochi scrittori italiani del ’900 ad avere un’idea precisa, “rivoluzionaria” anche, del linguaggio poetico, basti ricordare i due grandi poemetti o “romanzi in versi” La ragazza Carla del 1957-60 e La ballata di Rudi del 1961-95. “Nessuna poesia scalcia quanto questa. Nessuna evoca con tanta struggente potenza l’aldilà di sè stessa: proprio quando, e proprio perché, nega tutti gli aldilà . È questa la sua forza più grande.” E’ il giudizio di Andrea Cortellessa, curatore del recente volume pubblicato da Garzanti che raccoglie Tutte le poesie di Elio Pagliarani.

Assalti al Cuore con la complicità dei poeti Aldo Nove e Tommaso Ottonieri, dei musicisti Non voglio che Clara, dell’attrice Lucia Ferrati e delle videoproiezioni curate da mediakino.com presenta un appuntamento speciale dedicato a Elio Pagliarani. A introdurre la serata un amico e compagno di viaggio del poeta, il critico letterario Walter Pedullà .
“Ricordo, affiorano alla memoria nelle circostanze più strane, molti versi di Elio. (”¦) Le parole mi riportano allora l’immagine di Elio mentre li legge da quel supremo attore che egli è. Pochi altri poeti sanno far rivivere il tempo in cui i versi si leggevano ad alta voce e in pubblico. Una lettura di Pagliarani è una performance. Chi l’ha visto sa che cos’è non solo la voce, ma anche la mimica di Elio: un direttore d’orchestra che ribadisce le percussioni dei versi più indignati attraverso la mano che scende e risale perpendicolare come lo stantuffo di un motore a scoppio; o che fa un ricciolo per aria all’inseguimento di una nota inafferrabile o di un gioco verbale. Pagliarani allarga lentamente il braccio libero per coprire l’intera distanza (il recitativo delle descrizioni) di un verso ipermetro che la fa lunga prima di lasciare spazio a un verso breve; o piega le ginocchia per abbassare il volume sino al soffio di una parola e fa ballare tutto il corpo (“il nostro daffare al momento / è saltare è saltare è saltare / se no sulla coda ci mettono il sale”). Un verso di Pagliarani può mettersi ad urlare all’improvviso e un altro lì vicino precipita verso il silenzio imposto dall’afasia metonimica (l’impossibilità di concludere il discorso). E dopo la tempesta la bonaccia di versi che si permettono finalmente il canto della lirica più modulata. Mai il dramma ha avuto tanto bisogno dell’orecchio per essere recepito. I ritmi di Pagliarani drammatizzano ogni modo di pensare e di parlare.”
Walter Pedullà , Storia di amicizia e di poesia, “l’immaginazione”, 2002

Supponiamo dunque una serata in compagnia di questo poeta, certamente uno dei più importanti del panorama letterario italiano e europeo.
Supponiamo semplicemente di trovare anche la scusa buona: è il 25 maggio 2007 e Elio compie ottanta anni.

Assenzio il Caffè Letterario
ore 23.30 - ingresso libero con prenotazione obbligatoria, posti limitati
In_culo oggi no
esilio femminile in Milena Jesenská e Jana ?erná
Matteo Colombi voce narrante
Simona Matteini letture
Francesco Pesaresi musiche
Loretta Biondi postfazione

Milena Jesenská e Jana ?erná, madre e figlia, sono due figure di donna e di intellettuale molto particolari nel panorama della cultura praghese del Novecento. La madre (1896 - 1944), giornalista emancipata, è famosa per essere la destinataria delle Lettere a Milena di Franz Kafka, che con lei visse un amore breve e soprattutto epistolare. Milena morì nel campo di concentramento di Ravensbrück. La figlia Jana (1928 - 1981), poetessa e scrittrice, frequentò l’ambiente culturale della Cecoslovacchia comunista del dopoguerra, circondata da diversi intellettuali dell’underground che vivevano in maniera non consona a quella del comunismo di stato: i surrealisti (pratiche sessuali eversive comprese) e altri gruppi di dissidenti, cui appartenevano anche il filosofo Egon Bondy e lo scrittore Bohumil Hrabal.

L’incontro In-culo oggi no non è teatro, non è una performance in senso comune, non è una serata di letture, non è una conferenza. È una mescolanza di tutte queste pratiche e nasce da una sinergia di competenze diverse. Matteo Colombi, comparatista e studioso di letteratura ceca, ha a lungo dedicato la sua ricerca alla figura di Milena Jesenská e alla Praga del primo Novecento. Ha condiviso quel che sapeva con gli altri autori della serata, che ci hanno lavorato ciascuno secondo le proprie competenze: il musicista Francesco Pesaresi col suo contrabbasso, l’attrice Simona Matteini con corpo e voce, la psicoanalista Loretta Biondi da un posto clinico, orientato alla psicoanalisi di Freud e Lacan, per ascoltare e apprendere come vanno le cose fra madri e figlie, fra figlie e padri, fra donne e uomini, fra lalingua e lo scritto. Questo incontro rientra nell’ambito del progetto Approdi Diacronici al Femminile.

Info e prenotazioni: Assenzio il Caffè Letterario tel. 347 1786211

sabato 26 maggio

Lapidario Romano del Museo della Città
ore 17 - ingresso libero
Il fuoco amico di John Cage
la demilitarizzazione della poesia negli scritti e nelle musiche di un compositore rivoluzionario
conferenza - spettacolo ideata da Valerio Corzani
Maria Pia De Vito voci
Gabriele Mirabassi clarinetti
Valerio Corzani introduzioni, pause e raccordi

Avendo scoperto il valore filosofico e rigenerativo del silenzio in musica, John Cage si dispose a usarlo nelle conferenze e negli scritti, sotto la forma di pause e di bianchi tipografici.
Il saggio più vecchio data 1937, ma probabilmente Cage ha scritto per tutta la vita, avendo come principale soggetto naturalmente la musica, particolarmente la musica moderna sperimentale, ma anche altra musica del passato, del presente e dell’avvenire. Un buon numero dei suoi scritti si raccolgono in una prosa chiara, costruita con eleganza e di storie raccontate con talento, essenzialmente ispirate dalla sua vita e da quella dei suoi amici. Tuttavia, sono le sue conferenze e la sua poesia cosiddetta "asintattica", scritti che Cage ha elaborato grazie alla casualità dell’ I-Ching e di metodi connessi, a fornire i veri spunti teoretici del suo rapporto con la poesia e la letteratura.
Durante gli anni cinquanta e sessanta, Cage ha composto opere destinate a oratori, alla maggior parte di queste egli ha dato il nome di conferenze. Ci sono poi i mesostici (una variante dell’acrostico inventata da Cage) e le musiche che fanno riferimento ai mondi poetici di scrittori a lui cari (Joyce, Thoreau, Duchamp).

“II mio lavoro con le parole è nato dall’esigenza di spiegare quello che stavo facendo con i suoni. Ho cercato di usare le parole nello stesso modo, o in un modo simile a quello con cui mi servivo dei suoni; invece di dare una spiegazione astratta della mia musica con le parole, ho cercato di darne un esempio usando le parole stesse.” John Cage

Da queste premesse si dipana la conferenza-spettacolo curata dal musicologo Valerio Corzani e contrappuntata da interventi sonori e dall’interpretazione di opere dello stesso Cage affidati a due grandi protagonisti della scena musicale contemporanea: la cantante Maria Pia De Vito e il clarinettista Gabriele Mirabassi.

Teatro degli Atti
ore 21.15 - biglietto intero " 12; ridotto CultCard " 10; posto non numerato
Ho scoperto che esisto anch’io
ripensando a Piero Ciampi
recital - concerto di Nada
con la partecipazione di Mauro Ermanno Giovanardi e Luca Faggella
evento unico Assalti al Cuore

"In alcune canzoni la sua voce si materializza come una frustata. In altre sembra nascere dagli abissi della malinconia. In altre ancora ha il tono spudorato di uno sberleffo. In altre, infine, ha la dolcezza struggente di un disincanto... Sono incantato dai colori della voce di Nada in questo disco, sono affascinato dalle canzoni di Ciampi che scorrono come gioielli. Per quanto mi riguarda questo disco lo metterò tra i romanzi, le poesie che amo, tra quelle emozioni che anche nella notte più nera ti fanno intuire dove va a sbattere la verità . " Vincenzo Mollica

Per la prima volta dalla sua pubblicazione, avvenuta nel 1973, Nada ripropone dal vivo i brani dell’album Ho scoperto che esisto anch'io, scritto per lei da Piero Ciampi, utilizzando le basi dell’epoca nell’arrangiamento originale di Gianni Marchetti. Un evento unico che la cantante toscana, in procinto di partire con il suo nuovo tour, presenta in esclusiva per la serata che Assalti al Cuore ha deciso di dedicare a Piero Ciampi, l’amico poeta livornese che con la sua opera ha influenzato non solo la sua carriera, ma più di una generazione di musicisti italiani.

Nada porta in scena un suo personalissimo omaggio a Piero, raccontandone vita e opere attraverso i suoi testi, le sue partiture poetiche e musicali, ripercorrendo l’intero itinerario di quella straordinaria incisione discografica ritrovata di recente negli archivi della RCA. Ho scoperto che esisto anch’io segnò una svolta decisiva nel percorso artistico di Nada, trasformandola dalla “bambina prodigio” di Ma che freddo fa alla raffinata interprete di canzoni d'autore che tutti conosciamo: quell’album, uscito in sordina e sottovalutato all’epoca, sarà col tempo indicato come uno dei dischi di riferimento nella storia della musica leggera italiana.

A dividere il palcoscenico con Nada, nella seconda parte della serata, Luca Faggella, chansonnier livornese e Mauro Ermanno Giovanardi, direttore artistico di Assalti al Cuore, interprete con i La Crus di una splendida e ormai famosa rivisitazione de Il vino.

domenica 27 maggio
Lapidario Romano del Museo della Città

ore 16 - ingresso libero
Un solitario amore
vita e poesia di Beppe Salvia
Marco Lodoli voce narrante
Ubaldo Pantani letture
Virginiana Miller musiche
evento presentato in collaborazione con Fandango Libri

“abbiamo nel cuore un solitario / amore, nostra vita infinita, / e negli occhi il cielo per nostro / vario cammino” Beppe Salvia

A più di vent’anni dalla sua morte l’editore Fandango ha riproposto, facendola riemergere da un ingiusto e ingiustificato oblio, l’opera poetica completa - corredata di inediti - in poesia e in prosa, di Beppe Salvia. Della sua scrittura è stato detto “raramente nella poesia degli ultimi vent’anni abbiamo avuto modo di ascoltare versi più lievi, più chiari, più volatili di questi”; di sicuro rimane uno degli autori più originali della poesia contemporanea italiana.
Beppe Salvia è nato in Basilicata, a Potenza, nel 1954, si trasferisce presto a Roma, negli anni ’70 inizia a scrivere, Roma è una città in grande fermento, è la Roma della transavanguardia: una città nella quale lascerà , dopo la sua prematura scomparsa, una traccia indelebile. Di lui hanno scritto e parlato, tra gli altri, Andrea Zanzotto, Dario Bellezza, Enzo Siciliano, Eraldo Affinati, Edoardo Albinati, Emanuele Trevi. Proprio Emanuele Trevi, che nella cura delle sue opere ci restituisce il senso profondo della sua scrittura, ricostruisce, in un’intensa introduzione al libro edito da Fandango, una sorta di racconto, la vita delicata e maledetta di questo poeta, che si toglierà la vita a soli 31 anni, nel 1985. Dagli anni Novanta, la poesia di Salvia è diventata oggetto di un vero culto, i suoi componimenti vengono pubblicati nelle antologie e negli studi di poesia contemporanea. E’ una poesia della semplicità , delle cose e del cuore, non tende all’oltre delle cose, guarda alla realtà , al “vero” leopardiano, lo accetta e lo nomina con parole quotidiane, leggere, in questo senso le parole si fanno reperti preziosi, che il poeta offre come “bellissimi doni”.
La sua poesia guarda e come d’incanto, subito, distoglie lo sguardo, è poesia dell’ “assenza, più acuta presenza”, come disse Bertolucci; poesia della malinconia delle cose lontane e vicine, della speranza di trovare un’aderenza alle cose; sfiora e illumina di bianco la realtà , un colore salvifico, è una malinconia che non esclude la felicità .

Lo scrittore Marco Lodoli, già ospite del Festival nel 2005, e l’attore Ubaldo Pantani, allievo di Giorgio Albertazzi e originale protagonista con i suoi personaggi dei programmi della Gialappa’s Band, raccontano al pubblico di Assalti al Cuore la vita e la poesia di Beppe Salvia attraverso un percorso di testimonianza e letture. L’accompagnamento musicale è affidato ai Virginiana Miller.


a seguire
Fuochi Fatui d’Artificio - tour 2007
Virginiana Miller
live set
Simone Lenzi voce
Antonio Bardi chitarra
Marco Casini chitarra
Giulio Pomponi tastiere
Daniele Catalucci basso
Valerio Griselli batteria

Nel solco della raffinata ricerca poetica, melodica ed armonica che il gruppo persegue sin dagli esordi, Fuochi Fatui d’Artificio presenta brani che i livornesi Virginiana Miller definiscono “spettrali”, nella misura in cui per spettrale si intende la ricerca di un modo di dare al passato una forma che non sia quella della nostalgia. Perchè, se la nostalgia presuppone la memoria, il nostro tempo non ne ha più, e al passato - sembrano voler dire i Virginiana Miller - resta un'unica possibilità di contare nella nostra vita: quella appunto di presentarsi come lo spettro che infesta un presente preteso eterno. Un’atmosfera lacerata, piena di inquietudini, energie e dissonanze quella che questo quinto lavoro dei Virginiana Miller - che segue l’apprezzatissimo La verità sul Tennis " propone.
Un rock da terzo millennio incentrato sulla parola che lascia il segno e non si arrende.

Teatro degli Atti
ore 21.15 - biglietto intero " 8; ridotto CultCard " 6; posto non numerato
Dreamland " Pro Loco
concerto in forma di Rimini
Daniele Maggioli musiche e testi
l’Attoscuro interventi scenici, letture
Remo Remotti interventi poetici
Mauro Ermanno Giovanardi guest
mediakino.com video
Stefano Bruscolini regia
evento unico Assalti al Cuore

E’ un concerto in forma di Rimini quello di Daniele Maggioli in Quattro. Per l’occasione il consueto set diventa in Cinque aprendosi ad un pianoforte, la formazione al completo vede dunque coinvolti Claudio Olivieri, chitarre, cori e arrangiamenti, Paolo Angelini alla batteria, Francesco Pesaresi al contrabbasso e Simone Migani, Fender Rhodes e piano elettrico.

La scaletta si popola di canzoni e testi inediti che trasformano il concerto in qualcosa che ha la forma del mare, delle nuvole, dei sogni dei pataca. Questo spettacolo viene giù con la piena del Marecchia e si arena sul greto estivo del fiume che si insabbia sulla riva dell’Oceano Adriatico, tra un ristorante, un pesce morto e un moscone. Le canzoni e i testi narrativi vengono fuori dal miscuglio di ricordi, di fantasticazioni e di quotidiano che è Rimini, la sua spiaggia e le sue colline. In questo senso Maggioli fa quello che le province e le regioni da tempo auspicano, valorizza il territorio e l’entroterra, ma la sua è una Pro Loco molto particolare, un ufficio turismo specializzato in quella zona che va dalla Val Bertona a Casteldolce: luoghi inesistenti, sognati, sospesi, quindi più veri, per chi non vive tra San Giuliano e Hollywood, tra Torriana e il Grand Hotel, per chi sa di Rimini quello che gli dicono.
Partigiane lussuriose, fascisti ammazzati a martellate, grappa distillata di frodo e cocaina in discoteca, nonni e mariti stupratori, vendette dimenticate, ancora disco e dopo sbronza con lasagne e tagliatelle, parenti che tornano da Tripoli, sangiovese e cicale e ricami e cubiste invasate, bagnini e albergatori poco futuristi, e, in fondo, meraviglioso, dipinto con cura su tutto l’orizzonte, il miraggio della Figa. "Rimini. 2 giugno ”¦ Miconi bestemmia tra i denti ”¦ controcorrente, contro turista ..."
Già , ma in fondo dove saremmo noi senza questi cazzo di turisti?

Ad accompagnare Daniele in questo viaggio le attrici dell’Attoscuro (Simona Matteini, Alexa Invrea, Elisabetta Marconi, Caterina Morganti), Mauro Ermanno Giovanardi, i video di mediakino.com e Remo Remotti, scrittore (l’ultimo suo libro, Diario, segreto di un sopravvissuto è stato pubblicato da Einaudi) attore e artista tra i migliori performer della scena contemporanea.

IN GIRUM IMUS NOCTE ET CONSUMIMUR IGNI
la mostra di Assalti al Cuore : personale di Franco Pozzi
a cura di Alessandro Giovanardi
Assenzio il Caffè Letterario, dal 22 al 27 maggio 2007

Schivo e intransigente, instancabile studioso d’immagini e sperimentatore di vie che conducono alla perfezione del gesto e del tratto, Franco Pozzi, uno dei più talentuosi, austeri e ironici allievi di Massimo Pulini, ci offre, con irreprensibile riservatezza, la sua ultima fatica artistica. Lo fa all’Assenzio, il Caffè Letterario del Borgo Sant’Andrea a Rimini (Via Bilancioni 14/a-b) con una personale visitabile dal 22 al 25 maggio, nell’ambito del Festival di Musica e Letteratura Assalti al Cuore. È un dono raro, frutto pregiato di un lavoro continuo, vissuto nel nascondimento e nella negazione netta della mondanità " non della socievolezza " come abusata via all’affermazione di sè e della propria opera. I veli scuri su cui interviene, togliendo lentamente il nero con delicate e precise pennellate di varechina, assomigliano all’esercizio meticoloso " visto, però, al negativo " dei maestri calligrafi dell’Islam, o dei pittori d’ideogrammi della tradizione cinese e nipponica. Per altri versi, questa pittura rovesciata, ricorda " e non solo visivamente " la grafica: il procedere togliendo l’avvicina alla xilografia, oltre che al cesello, in una sorta di scultura metafisica; la sovrapposizione d’interventi, invece, l’assimilano ad altre tecniche: dalla litografia al bulino, dalla puntasecca all’acquaforte e all’acquatinta. I fogli, su cui lavora, attentamente piegati a metà , originano immagini speculari che rimandano immediatamente alla simmetria poetica delle sue celebri farfalle. Pozzi, nella trama di linee intrecciate che, con forza centripeta o centrifuga, intesse a mo’ di ragnatela o labirinto, intende costruire partiture musicali o piuttosto simboli meditativi come gli yantra o i mand?la che fungono da supporto per la contemplazione in molte scuole dell’Induismo e del Buddhismo. E, in realtà , tanti e profondi sono i riferimenti di questo coltissimo artista, che, tuttavia, non affastella citazioni, anzi le decanta a lungo per poi addensarle in allusioni sottili e intensissime: dalle vetrate di alabastro rammemorate nei nodi di luce e trasparenza del suo ordito, ai riferimenti alle grottesche e ai rameaux habitès con finissimi richiami a un sentimento esoterico delle forme; dal gusto per le linee del gotico " assimilato attraverso l’inquietudine mistica di Gaudì " fino alle architetture seicentesche, in particolar modo borrominiane. L’artista edifica, così, intricatissime fontane o cattedrali impossibili e vertiginose, giocando sulla leggibilità palindroma e simmetrica dell’opera e sul motto latino, anch’esso palindromo, In girum imus nocte et consumimur igni, per cui l’andare “in giro” ricorda sia il disperdersi (“a zonzo”), sia il ritornare all’origine (“in circolo”, sul tracciato di un cerchio). E questo gioco " e nulla vi è di maggiormente serio del gioco, come insegnano i più lievi e profondi maestri di liturgia " accade “di notte”, mentre si è “consumati dal fuoco”. In quest’ultimo elemento vogliamo intendere la passione divorante per la visione ricevuta e l’immagine da realizzare, oppure la vocazione dell’artista a vedere e far vedere, il talento del sottile, aristocratico suggerire mondi; ma è, forse, meglio dire il suo destino immenso, delimitato dal fato, ovvero dal tempo concesso nella dispersione e nel ritorno. Qui fuoco e notte si riallacciano a un tema privilegiato nella formazione di Pozzi: la pittura della Riforma cattolica dal tardo XVI agli inizi del XVIII secolo; i contrasti mistici e penitenziali fra luce e tenebra, l’alchimia delle forme illuminate e adombrate, i trasalimenti e le metamorfosi, l’estrema modernità e il gusto rigoroso per la pictura antiqua. Una trama così ricca ci è data con segni pazienti e parchi, con la medesima elegante sprezzatura attraverso cui l’artista testimonia la sua solitaria e composta reazione alla generale chiacchiera del mondo. Alessandro Giovanardi

I LUOGHI DEL FESTIVAL
Teatro degli Atti via Cairoli 42 - tel. 0541 784736
Lapidario Romano del Museo della Città via Tonini 1 - tel. 0541 21482
Assenzio il Caffè Letterario via Bilancioni 14 A/B - tel. 347 1786211
Durante i tre pomeriggi al Lapidario Romano del Museo sarà allestito un chiosco curato da Harissa l’Osteria dei sapori solidali che proporrà degustazioni di prodotti equo solidali, biologici e dell’entroterra riminese. Gestita dall’omonima cooperativa sociale, Harissa ha come obiettivo principale quello di favorire l’inserimento lavorativo di persone diversamente abili.

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