Nella discoteca della mente non si balla

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TORONTO -- Una mente felice ronza. Una stressata emette suoni statici. Una leggermente preoccupata produce un rumore simile a quello dei fiocchi di cereali che si sciolgono nel latte. Una concentrata sembra un gatto in calore, un susseguirsi di fusa prolungate e basse inframezzate da miagolii acuti e isolati. Provate a collegare un gruppo di cervelli a un computer, a individuare e riprodurre i suoni che emettono. Il risultato forse non sarà proprio una sinfonia, ma di sicuro desterà un certo interesse. È esattamente quello che è successo nei giorni scorsi al Cyborg Echoes Deconcert di Toronto.

Il concerto è stato pubblicizzato come evento di massa, e ha mantenuto le promesse: le menti degli spettatori sono state scannerizzate, le immagini ottenute sono state trasformate in suoni, mixate con un leggero e continuo sottofondo di battiti cardiaci, combinate e riprodotte al fine di creare "Music in the Key of Eeg" ("Musica dell’elettroencefalogramma"). l’idea del Deconcert, tenutosi alla Deconism Gallery di Toronto, è nata dalle ricerche di James Fung sulle tecniche di biofeedback. Centinaia di persone si sono affollate nel piccolo spazio della galleria, dai cui soffitti di vetro e dalle cui bianche pareti penzolavano spaventosi uncini, cavi, morsetti e cuffie elastiche. Il sapere che tutti quei macchinari sarebbero stati usati di lì a poco per registrare la propria attività cerebrale garantiva senza dubbio un ulteriore motivo di interesse alla visita.

Il programma di sala
Il concerto è iniziato con alcuni esercizi di respirazione e meditazione: evidentemente, la mente umana produce una melodia migliore in uno stato alfa di profondo relax. Quando il cervello è occupato genera onde beta, che sui referti degli Eeg appaiono come piccoli graffi, troppo poco profondi per fare della buona musica. Le onde alfa, invece, sono forti e stabili. Al Deconcert sono stati presentati tre "brani". Per prima cosa è stata introdotta e spiegata la tecnologia utilizzata, e alcuni volontari sono stati collegati al sistema di scannerizzazione. Poi gli spettatori sono stati allacciati al meccanismo attraverso degli elettrodi posizionati su ogni orecchio. Altri elettrodi sono stati attaccati su delle fasce che avvolgevano la nuca dei partecipanti, in modo da riuscire a captare anche i segnali provenienti dai lobi occipitali, la porzione del cervello che processa l’informazione visiva.

Alcuni apparecchi FlexComp per Eeg registravano le onde cerebrali. Questi dispositivi riescono a individuare gli stimoli provenienti dal cervello e dai muscoli, nonchè il battito cardiaco, la respirazione e la traspirazione. I dati vengono poi inseriti in un Pc e possono essere presentati come foglio di calcolo, file di testo o sotto forma di qualsiasi altra applicazione. Fung ha utilizzato il suo software per mixare le onde cerebrali e trasformarle in suoni. Uno degli sponsor del concerto, la Thought Technologies, azienda di Montreal che produce dispositivi informatici di biofeedback utilizzati prevalentemente in ambito sanitario, ha realizzato l’apparecchiatura necessaria. Nella seconda fase dell’evento, il pubblico è stato diviso in gruppi di otto persone. Una volta captate le onde generate dalle menti di ciascun gruppo, sono stati riprodotti i singoli suoni, «una specie di orchestra in fase di accordatura», secondo le parole di Fung. Nella parte finale, è stata fatta una media di tutti i rumori emessi, poi combinati a dar vita a una sorta di overture musicale.

Oltre il corpo?
Com'è, in ultima analisi, la musica mentale? Il risultato finale è stato una sola nota di bassa intensità , accompagnata e arricchita da vari effetti digitali. In altre parole, è bella, ma senz'anima. Il concerto ha fatto parte di una serie di weekend-eventi centrati sull’idea che il corpo, nella forma in cui siamo abituati a pensarlo, è un'entità ormai obsoleta. Oggi siamo tutti cyborg, metà uomo e metà macchina. «Gli esseri umani oggi sono un miscuglio di cyborg e zombie. Il corpo è stato portato all’eccesso, trasformato, invaso, occupato, ed è un bene», commenta l’artista australiano Stelarc. «Oggi esso può essere utilizzato come contenitore di una tecnologia che ci consenta di condividere, interfacciare, aggiornare e possedere idee». Ma - si potrebbe obiettare - ci sarà ancora qualcosa che con il corpo si fa meglio che con i computer! Stelarc non è della stessa opinione, e descrive con entusiasmo le gioie del sesso virtuale, che si fa attaccati a una macchina capace di stimolare le parti giuste esattamente nei modi e con i tempi che l’individuo richiede. «Sembra interessante, e mi piacerebbe provare, ma credo che dopo un po’ di tempo mi mancherebbe l’elemento sorpresa», commenta Ian McCormick, uno studente che ha assistito al concerto.

Il celebre cyborg canadese Steve Mann, co-fondatore del Wearable Computing Project del Mit Media Lab e ora docente di ingegneria all’università di Toronto, era anche lui tra gli spettatori dell’evento ma per gran parte di esso sembrava parlasse da solo. Poi si è scoperto che stava contemporaneamente partecipando al Deconcert e tenendo un discorso al convegno Ad Astra Sci-Fi, che si teneva a un'ora di macchina da lì. Mann ha inviato il suo intervento alla conferenza tramite un'"eyetap", una mini-telecamera collegata a un minuscolo computer e montata su un paio di occhiali, con la quale è riuscito a registrare e trasmettere in diretta, dai suoi occhi direttamente a Internet. Secondo questo genio, che ha passato la maggior parte della sua esistenza a progettare e costruire dispositivi che gli consentissero di restare connesso ventiquattr'ore al giorno e di far conoscere la sua vita a tutto il mondo in tempo reale, senza un'"intelligenza umanistica" la tecnologia non è divertente nè utile. Egli ha invitato gli spettatori del Deconcert a riflettere sulle innovazioni che hanno fatto entrare nelle proprie vite e sul modo in cui si rapportano a esse. «Usatele, ma non fatevi usare», ha concluso.

-© Wired News

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