In conferenza stampa un collega gliel’aveva detto: “Pippo, lasciale un po’ sole”. A metà strada tra un’osservazione tecnica ed il suggerimento affettuoso, come quello di un amico di famiglia che teme per il futuro delle tue due figlie e dice al genitore troppo premuroso di lasciarle libere, di farle uscire da sole, perchè così crescono.
Inutile. L’appello cade nel vuoto. La riprova arriva poco dopo, quando alle tredici (orario scelto per favorire l’adesione all’appello del Pontefice?) iniziano le prove in teatro. Prove generali, cioè non solo le canzoni ma anche gli ingressi e i mini-show. Insomma una simulazione della serata di domani sera in piena regola e con tutti i dettagli.
Claudia e Serena sono lì nell’angolo a sinistra, vestito casual, la Autieri addirittura veste uno scialle di tela sulla maglietta a maniche corte (altro consiglio del “papà ” artistico? Della serie "mettiti la maglia di lana"). Al centro tra le due c’è Pippo che bisbiglia loro suggerimenti e raccomandazioni. Le guarda con sguardo affettuoso; sta chino su di loro per via della differenza d’altezza e sembra ancora più paterno.
A distrarlo sono solo gli artisti. Si perchè Pippo è il “piccolo” padre non solo delle duo Autieri-Gerini ma di tutti gli artisti che calcano la scena dell’Ariston. “Piccolo” padre nonostante qualche giorno fa sia caduto il 50ntesimo- anniversario della morte del "piccolo padre" per- definizione (quello Stalin piccolo padre della grande Russia) e quindi il paragone possa suonare male. Ma Pippo- è cattolico e sa che si tratta di un piccolo pedaggio da pagare, di padre (senza aggettivi) ce n’è solo uno e sta troppo in alto persino per la sfera di gomma di Peter Gabriel che pure ambisce ad unire cielo e terra.
Piccolo padre di tutti gli artisti del festival. Così alla Ruggiero, voce storica dei primi Matia Bazar da qualche anno solista, dice dove e come entrare dove mettersi, cosa fare. Dal nulla riecheggia la voce della regia che gli chiede: “allora i due entrano separati”. E i due (Bobby non più solo, con lui c’è Little Tony) entrano come Pippo richiede che alza il dito lo brandisce verso il maxi schermo che sovrasta il palco e, al comando, appare anche l’icona di Elvis Presley, un’apparizione. La giurisdizione della paternità si estende a macchia d’olio.
L’unico che riesce a rompere, apparentemente, la linea gerarchica è un’assistente di scena che si infuria con il duo Gerini-Autieri (anche loro meritano una citazione nella campagna “nessuno tocchi caino”, hanno condannato a morte la figura della valletta) per via del microfono che utilizzano per un siparietto rock’n’roll. “Non ci vuole l’archetto ma il gelato!”. Le due si giustificano, Pippo interviene ma solo per fare in modo che la macchina non si fermi, da padre autorevole ma non autoritario non interviene nel merito. E questo bisogna dirlo, Pippo sembra non scomporsi mai, predicatore della calma che non vuole imitare Vissani che all’inaugurazione del suo ristorante al Casinò, l’altra sera, pare non abbia smentito la sua fama di cattivo e “sbraitatore”, che governa i suoi chef con la “frusta”.
Le prove vanno e il vetusto Ariston sembra rinato, non tanto per le scenografie bianche e sinuose che rivestono a nuovo il teatro o per la regia che dona alla platea una profondità di campo sconosciuta alla realtà ma per via della fauna che lo popola.- Giurati, giornalisti, press-agent, manager, accompagnatori di- ogni specie, body guard, segreteri. Tutti rigorosamente "passati": laccetto blu griffato RaiUno al collo e "pass" pendente al collo, quello che per le strade di Sanremo fa tanto status simbol anche se dentro la cittadella del festiva c’è chi sogna di scambiare due pass blu (quelli dei giornalisti)- con uno rosso della produzione, quello che apre tutte le porte. Il pomeriggio avanza manager discografici e assistenti molto "Milano", accompagnatori- dal rolex d'oro un po’ romaneschi, artisti che attendono in finto relax sono pronti a lasciare il campo. A breve il liso linoleum dell’Ariston (quello la scenografia non riesce a coprirlo) verrà calcato dall’orda del pubblico pagante, tra lustrini, paillete e mondanità di provincia.
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