Concerto eccezionale, quello che domenica mattina gli- "Amici della Musica" di Savigliano hanno offerto, in omaggio a Teresa Milanollo, nel salone d’onore di palazzo Taffini d’Acceglio. Concerto di grande, grandissimo prestigio, vuoi per la presenza di un esecutore di primissimo piano nel panorama musicale mondiale, il trentaduenne violinista canadese Corey Cerovsek (del quale sentiremo sicuramente a parlare in futuro), vuoi per l’uso di un prestigioso strumento musicale, lo Stradivari "Dragonetti-Milanollo", vero e proprio capolavoro di esecuzione uscito dalla liuteria cremonese del grande maestro nel 1728.
Un connubbio di valore, che si offre ad un pubblico attento e rigoroso ad una settimana dal primo concerto (quello tenutosi domenica scorsa, con musiche di Teresa Milanollo ed esecuzioni di Rrok Jakaj al violino e brani del «Coro Polifonico Città di Savigliano») e che anticipa alcune intensissime giornate di studio, di ricerca, ma anche di musica, grazie all’arrivo di un secondo Stradivari, l’"Hembert-Milanollo", altro capolavoro di liuteria d’inizio Settecento.
Il "Dragonetti-Milanollo", che domenica ha incantato la platea del Taffini facendola sognare per l’intensità del suono e l’incredibile sonorità espressa tanto nelle note alte quanto in quelle basse, è uno strumento «da favola», di quelli che il mondo intero ha a lungo esaltato, ed ancora continua ad esaltare e celebrare.
Nasce nel 1728 dalle mani del fine ebanista cremonese Antonio Stradivari, ormai alla fine della propria attività , realizzato con l’aiuto dei figli Francesco ed Omobono. Non si conosce il nome del fortunato musicista che lo abbia suonato per primo, nè i passaggi di mano che lo strumento a corde abbia subito nel corso di buona parte del Settecento. È certo che per alcuni anni, ormai nell’ultimo ventennio del secolo, il violino viene a trovarsi nelle mani del piemontese Giovanni Battista Viotti, che lo utilizza proprio nel momento di massima celebrità musicale, prima di dedicarsi alla composizione. Nel 1794 lo splendido Stradivari viene ceduto al trentunenne Domenico Dragonetti, contrabbassista di grande prestigio riconosciuto come tale dalle più alte personalità musicali dell’epoca (Haydn e Beethoven fra tutti), che proprio in quell’anno si stabilisce definitivamente a Londra dopo essersi conquistato ampia fama internazionale.
Il violino rimane a lungo tra i suoi beni; a tratti, seppure senza continuità nel tempo, è utilizzato da Niccolò Paganini, il genio musicale che rappresenta in Europa l’espressione più alta della creatività italiana. È uno strumento che i musicisti d’inizio Ottocento giudicano di grandissimo valore, di incredibile sonorità e che indicano come grande capolavoro della bottega cremonese dello Stradivari. Per oltre mezzo secolo Dragonetti lega il proprio nome alla fama di tale violino. E non esita a concederlo all’uso "vellutato" di Teresa Milanollo, una fanciulla ventenne italiana -emigrata come lui tanti anni prima- che sta imponendosi, con la sorella Maria, all’attenzione del grande pubblico musicale europeo.
Le due, entrambe violiniste, riescono anche ad adombrare la celebrità del più anziano Paganini, la cui attività concertistica volge ormai al termine. Alla sua morte, avvenuta nel 1846, Domenico Dragonetti lega come propria erede, per quanto riguarda il celebre Stradivari, la giovanissima (appena diciannovenne) Teresa Milanollo. Che lo utilizzerà per piangere, due anni dopo, la morte della ancor più giovane sorella Maria, accompagnandosi con esso per la sua musica, ufficialmente, sino al 1857. Ed utilizzandolo in seguito, sempre più raramente, per quei concerti benefici dei quali diventerà sensibile e riconosciuta promotrice. Il medesimo violino la seguirà anche nel viaggio saviglianese del 1888 quando, prima presso l’auditorium di casa Villa e poi in palazzo Taffini, farà eccheggiare le proprie note, e sarà sempre presente, al suo fianco, nelle fotografie che la rappresenteranno nel corso della sua maturità .
A seguito della sua morte, avvenuta nel 1904, il violino viene destinato dal marito, il generale Teodoro Parmentier, alla londinese "Hill & Sons".
Non si conosce l’anno di tale passaggio di mano, che è da considerarsi comunque precedente al 1910, anno in cui anche il generale entra nel mondo dei più. Lo strumento musicale, in omaggio ai due personaggi che più a lungo lo hanno mantenuto tra le loro proprietà , viene definito "Dragonetti-Milanollo" e tale rimane, nella sua più comune denominazione, sino ad oggi. Per circa mezzo secolo -così come lo era stato in precedenza ininterrottamente per altrettanti anni- lo straordinario Stradivari rimane muto. Le sue note solo raramente tornano a risuonare in sale di concerto e nei teatri. Nel 1961 lascia l’Inghilterra per l’India, destinato a Bombay, in uso ad un non meglio precisato Ratnagar, sul quale le cronache non svelano se trattasi di facoltoso proprietario o di musicista. Ma non rimane molto, se due o tre anni dopo, o forse poco più, prende la strada della Francia, destinato al tocco della giovanissima promessa violinista, di origine nizzarda, Sylvie Gazeau. Con il "Dragonetti-Milanollo" vince alcuni premi; ma il destino dello strumento è quello di passare in nuova, autorevole, proprietà . Nel 1967, infatti, viene acquistato dal violinista Christian Ferras, che alternandolo ad altro celebre violino, il «Präsident », lo usa sino alla sua morte, avvenuta nel 1982.
Per un lustro, ed anche più, torna l’inattività dello strumento musicale. Soltanto nel 1990 passa nella proprietà del musicista e concertista Pierre Amoyal, che lo utilizza con grande intensità , in tutto il mondo, per circa un decennio. Lo cede poi ad una personalità della quale non si conosce l’identità e la nazionalità , che nel volgere di breve lo lascia ad altro personaggio, del quale si sa essere italiano. In tempi recenti, infine, viene acquistato dall’attuale proprietario, il cardiochirurgo svizzero Pascal Nicod, il quale lo destina in uso gratuito al giovane violinista canadese Corey Cerovsek, del quale domenica mattina, al Taffini, abbiamo sentito la straordinaria bravura nell’esecuzione di brani di Bach ed Ysaye.
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