ANNE DUCROS IN CONCERTO

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Il 12 e il 13 ottobre il Blue Note Milano (via Borsieri, 37) ospiterà Anne Ducros, l’indiscussa regina del Jazz vocale Europeo: un’innata dote vocale, raffinata da una grande tecnica per l’uso della voce come strumento improvvisativo dal gusto raffinato, fanno di Anne Ducros una Cantante-Musicista doc.

Come di consueto, gli spettacoli saranno alle ore 21.00 e alle ore 23.30 (apertura porte: ore 19.30 ).
Per entrambi gli spettacoli, il biglietto “advance” (acquistato fino alle ore 19.00 del giorno dello spettacolo) è di 28,00 euro e quello “door” di 33,00 euro (acquistato dopo le ore 19.00 del giorno dello spettacolo).

Anne Ducros sarà accompagnata da Benoi de Mesmay (pianoforte e tastiera), Jerome Regard (contrabasso) e da Benjamin Henocq (batteria).

Nata a Pas de Calais, Anne Ducros comincia la sua istruzione (musicale e vocale) al conservatorio di Bolougne Sur mer con Lyne Durian. Nello stesso tempo studia legge all’Università di Lille, Comincia a cantare jazz dal 1986.

Piano, piano, con la ferma intenzione di dichiarare guerra al canto jazz di oggi " quello che di jazz ne ha poco e di canto ancor meno -, alle strutture convenzionali dei suoi linguaggi e al feticismo di tutti coloro che lo venerano, il “canto jazz”, come un autonomo oggetto estetico. E’ il manifesto programmatico di Anne Ducros, una battaglia combattuta piano, piano ma che è un assalto contro le vocalist conformiste, quelle votate alla rappresentazione del mondo che riesce a coinvolgere solo quanto a priori è accettato dai regimi del mercato. Condotta, in ogni caso, a forza d’astuzie e sotterranei stratagemmi: appellandosi a una genealogia di pianisti che fa capo a Chick Corea, passa per Jacky Terrasson, Renè Urtreger, Enrico Pieranunzi e comprende anche Benoît de Mesmay. Alchimisti della parola, maghi, falegnami e scribi, di quelli che durante la notte costruiscono cose invisibili e il cui lavoro si vede solo quando si riaffaccia il giorno. Eccola la realtà di Anne Ducros, donna dagli occhi grandi. Canta una realtà mitica: l’universo nascosto, i suoi tesori pazienti, la vicinanza tra gli esseri umani, l’imminenza delle forme che attendono di essere convocate con una parola, un tocco di pennello, un accenno di melodia, un suono. Canta Miles (Four) e Trane (Naima), ma ha occhi grandi, grandissimi, al pari della sua tecnica e della sua estensione dilatata. Corrode i moduli enunciativi del racconto attraverso le armi di una poesia tout court (che va da Le feuilles mortes a Gnossienne n. 1 di Erik Satie). Con l’onnivora disponibilità di Sal La Rocca, al contrabbasso, Karl Jannuska o Manhu Roche, alla batteria, Bob Franceschini al tenor sax e Olivier Rouvel al saz. Una lingua sotto la lingua, un’anima dentro un’altra anima, una vita dentro mille altre vite: piani e contropiani su cui si muove rapido l’estro combinatorio e visionario della Ducros.La sua arte poetica si configura in una convinzione, per cui l’immaginazione, l’arte, la forma e l’estetica sono rivoluzionarie, distruggono le convenzioni morte, ci insegnano a osservare, a pensare. Ci insegnano a sentire di nuovo.

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