Nel reticolo di strette viuzze e stradine inerpicanti che disegnano il centro storico di S.Giovanni Rotondo(Fg),vezzosamente raccontato nella toponomastica con l’idioma locale affiancato all’italica nomenclatura,c’è uno slargo segreto,una minuscola corte che accoglie l’ingresso di un ristorante(chiamarlo osteria o wine-bar sarebbe riduttivo...) “sui generis“,una landa anarchica in un tessuto culturale rurale e contadino,uno sprazzo “cittadino“ balenante nel crepuscolo di un malcelato e strisciante provincialismo,ingenerato dalla storica chiusura dei popoli garganici:l’OPUS WINE.
Il nome non è pretenzioso.La citazione e riferimento al più grande vino della storia enologica degli “States“,creatura di Robert Mondavi,l’Opus One,non azzardato.Basta varcare l’uscio per comprenderlo.Lo sguardo è attratto da un profluvio di eccellenti bottiglie che riposano negli scaffali di legno incastonati nella pietra,alcune vetuste e impolverate,gravide di promesse di piacere.Ci vuole sensibilità e soprattutto competenza per udire l’inudibile fruscìo della qualità.La stessa che si evince da ogni dettaglio dell’arredo e del contesto.
Si respira un’atmosfera familiarmente rarefatta.
Già ENOITECA dei Forni,il locale è la realizzazione del sogno di distinzione di Giuseppe Placentino.
Giuseppe,un personaggio e un’istituzione a S.Giovanni Rotondo,dalla prorompente personalità,ha sviluppato un “modus vivendi“ tutto suo...fin nei tratti estetici...incentrato sulla ricercata raffinatezza e ha trasferito la sua poetica in tutto quello che ha creato.Suo figlio,Pietro Placentino,ne è l’erede e,come spesso accade quando ci sono doti umane non comuni,il moltiplicatore.Perchè l’OPUS WINE è molto di più dell’ENOITECA dei Forni che lo ha generato.
E’ un gruppo affiatato di uomini che lo animano con un calibratissimo mix di leggerezza e professionalità,è un progetto di divulgazione della cultura vinicola e gastronomica che si piega alle esigenze della genta senza sussiego e percorsi elitari,è un afflato spirituale che sfocia nella premura amichevole nell’intento di farti godere ogni qualvolta siedi ad uno di quei tavoli lindi e caldi d’accoglienza.
Da Foggia è una sorta di pellegrinaggio pagano recarsi all’Opus Wine.In quattro(Antonio Marino,il fotografo...Fabio Guzzo,il capo...Antonio Lioce,l’intimista...Rosario Tiso,il cronista...in pratica il gruppo di “ Casa Marino “!)ancora una volta siamo partiti alla ricerca della felicità e dell’oblio,di quelle nebbie alcoliche così care al versante immaginifico delle nostre menti,di quel calore umano così prezioso agli occhi dei nostri cuori.
Se non di solo pane vive l’uomo,l’anima esulta di fronte allo scorrere trionfante di una serie di preparazioni culinarie che rispecchiano fedelmente il territorio e l’eccellenza delle sue materie prime.Sembra di mangiare...più che a casa propria...nella casa delle case,dove convergono e si sintetizzano rivisitazioni,saperi,astuzie gastronomiche di una civiltà.
Ieri sera ad aprire le danze c’era un ricco antipasto, autentico festival di sapori mediterranei.
In tondo nel piatto scopriamo succulenti asparagi,fagiolini umettati di aceto balsamico della casa(delicato e untuoso lo ritroviamo asperso su di una fetta di mortadella d’oca scottata su di una piastra rovente...),“ciambotto“ di patate e melanzane,trancio di pizza rustica,mozzarellina di bufala,melanzana gratinata sormontata da un velo di mozzarella.Rustici salumi sopraggiungono a bilanciare la debordante nota vegetale.Simili sfiziosità richiamavano un bianco sapido,nervoso,fresco:un Riesling Kabinett Trocken 2008 “Manderling“ del produttore Weegmuller.Il Pfalz-Palatinato è da un decennio in forte ascesa nelle quotazioni enologiche mondiali.Questo Riesling dimostra ampiamente che il Pfalz non ha nulla da invidiare ad altre zone della Germania storicamente più vocate nella produzione di vini di qualità.Un Riesling di prim’ordine,una vera sorpresa!
Si passa...appagati...alla “terna“ dei “primi“.Tre piatti di uguale,stimolante creatività.L’abbrivio è affidato a dei “Ravioli di ricotta di bufala e spinaci“conditi con burro,pancetta tesa tagliata a dadini,parmigiano ed una sventagliata di tartufo proveniente dai boschi del Gargano.
Poi,è la volta di un assaggio di “Paccheri con pesto di rucola“ dal sapore forte e piacevolmente ammandorlato.
Ad innaffiarli uno Chablis Premier Cru Beauroy 2007 del Domaine Hamelin.Non si direbbe uno chardonnay.Il naso ha un tale portato minerale e focaio da lasciare allibiti.Si è incerti fra l’attribuirgli un profilo organolettico da riesling alsaziano o un nerbo da poully-fumè.Ma è certamente un grande chardonnay,atipico,catalizzatore degli umori terrosi che percorrono il suolo della regione dello Chablis.
Al terzo “primo“,una versione rivisitata della classica“Pasta alla Norma“ siciliana,è il momento del rosso.E che rosso:l’etneo Serra della Contessa 2004 di Benanti.Da uve Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio...il cuore della più remota autoctonìa siciliana...è un vino intrigante,vulcanico,sapido,di superiore energia,succoso,dalla bocca trascinante...minerale...vibrante,dall’inconfondibile “imprimatur“ territoriale.Una vera prelibatezza.
Uno “Stinco d’agnello“ con contorno di patate ci vede soccombere ai prodromi della saturazione.Si attende ansimanti il finale e le dolcezze del preannunciato “Tortino al cioccolato“.
Nell’attesa il dialogo volteggia come una farfalla sulle nostre pienezze e...sulle ali della nostalgia...si posa su racconti di viaggi e desideri di evasione.La recente morte dello scrittore portoghese Saramago,ultimo supremo cantore della “saudade“ lusitana,induce al vagheggiamento della bellezza di Lisbona,della lucentezza dei suoi “azulejos“,dello splendore dei suoi miti,della grandezza di Pessoa.Come d’incanto Matteo Melchionda,l’anima gemella di Pietro Placentino nella conduzione dell’Opus Wine,interpretando la sottile emozione che ci pervade e come sospinto e guidato da un angelo della gioia,ci reca una bottiglia non richiesta di Porto Tawny di 10 anni del produttore Ramos Pinto proveniente dalla “Quinta de Ervamoira“.E’ il segnale di una magica fusione fra l’immaginifico e il reale,fra mondi concreti e suggestioni spirituali.
E tutto si ricompone in armonia.
ROSARIO TISO
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